
di Gualtiero Becchetti
Sembra ieri, eppure sono già passati dieci anni da quando un ragazzo dai tratti somatici chiaramente sudamericani nonostante la cittadinanza tedesca, vinceva i Campionati del Mondo dei dilettanti a Milano, quelli di Valentino e Cammarelle per intenderci. Era Jack Culcay, nativo infatti di Ambato, città ecuadoriana a oltre 2.500 metri di altitudine, da lungo tempo radicato in Germania e trionfatore tra i pesi welter al Forum di Assago. Brevilineo, pelle ambrata, capelli nerissimi e volto costantemente sorridente, Jack Robert Culcay-Keth (questo il suo nome completo) é oggi un pugile 34enne con un record di 26-4-0 (13 ko), che cerca ancora di arrivare in alto per se stesso, ma anche per le folte schiere di appassionati tedeschi che da quella lontana vittoria dilettantistica ne hanno fatto un beniamino.

Sabato prossimo, all'Arena di Berlino e quindi dinanzi ai propri concittadini, affronterà il 26enne imbattuto connazionale di Colonia con radici afghane, Jama Saidi (16-0-0; 7 ko), per cercare di strappargli il titolo Wbo Continental dei superwelter. Diciamolo chiaramente: uno di quei titoli che non si negano quasi a nessuno nel pugilato contemporaneo in cui una moltitudine di atleti sono detentori di cinture buone solo per essere appese nel salotto di casa. Per Jack comunque sarà un test di fondamentale importanza perché dovrà dire se egli é tuttora competitivo per mirare a traguardi di reale spessore internazionale. Il suo periodo migliore é stato tra il 2014 e il 2017, quando conquistava l'Europeo della categoria e successivamente la cintura ad interim Wba, sino all'arrivo di Andrade, Sulecki e nel marzo scorso Derevyanchenko, i quali lo battevano ai punti, ridimensionandone le ambizioni. Contro tali veri campioni ha perso, ma sempre a testa alta, però sono forse emersi in pieno i limiti che gli hanno precluso la conquista di "vere" cinture iridate contro pugili di altissimo livello, vale a dire i 165 centimetri d'altezza che sono uno svantaggio rilevante dinanzi pugili ai massimi livelli, sommati a pugni sì pesanti, da demolitore, ma non tali di spaventare realmente i "carrarmati" di turno e anche una certa mancanza di imprevedibilità e fantasia nella conduzione dei match. Insomma, un bel pugile divertente e battagliero ma non il "super" che tanti sognavano appunto dieci anni fa, quando passava professionista dopo la conquista dell'oro mondiale in canottiera. A titolo di curiosità, si ricorda che l'ultimo incontro sostenuto in Luglio a Schwerin, l'ha visto prevalere nettamente ai punti sul generosissimo 38enne abruzzese Stefano Castellucci.
Il rivale di sabato sera, Jama Saidi, vanta un record immacolato però costruito con notevole prudenza. Non vi compaiono pugili di effettiva consistenza e i migliori tra questi, Torosyan, Yengoyan e Radosevic, non sono certamente neppure paragonabili a Culcay. E' giovane e pieno di sogni, elementi da non sottovalutare, ma combatte a ritmi troppo compassati e con una certa lentezza di braccia per potere battere, almeno a parere personale, il tedesco-ecuadoriano. Se ciò dovesse accadere (e nel pugilato può accadere di tutto...), significherebbe che per Jack Culcay il declino é già iniziato e dopo ventun'anni (!) di ring tra dilettantismo e professionismo, non sarebbe poi clamoroso nonostante non sia ancora molto avanti con gli anni.
Nel sottoclou, anche il vacante titolo dell'Unione Europea dei medi tra l'imbattuto berlinese 31enne Bjoern Schicke (15-0-1; 7 ko) e il 32enne spagnolo delle Canarie Adasat Rodriguez (18-8-2; 11 ko), con il pugile di casa nettamente favorito, anche se pure in questo caso il suo record dà l'impressione di essere frutto di un abile e prudente lavoro a tavolino. Curiosità pure per l'italo-tedesco Vincenzo Gualtieri (11-0-0; 7 ko), invitto peso medio 26enne con discreta potenza, il quale affronterà un rivale non ancora ufficializzato.



