
(A firma di Giuseppe Signori, l'articolo sulla vittoria di Loi nel giorno dopo)
di Gualtiero Becchetti
26 Novembre 1955. Una vita fa.
Ero alto come un soldo di cacio eppure già (chissà perché?) innamorato del pugilato. Era una serata gelida a Loiano, il mio paesino allora di appena 850 abitanti sulla SS.65 che da Bologna conduceva a Firenze, in un tempo in cui l'Autostrada del Sole era ancora nella fantasia di qualcuno. Bologna-Pianoro-Loiano-Monghidoro, il Passo della Raticosa, quello della Futa e via a precipizio verso la Toscana, in una strada priva di rettilinei dove coloro che soffrono mal d'auto, come me, rischiavano e rischiano tragiche conseguenze! Era il tempo in cui il televisore lo possedevano pochissimi. Un minuscolo schermo con un contorno e un retro delle dimensioni un baule! Ovviamente tutto in bianco-nero, un solo canale Rai e tanta "nebbia" a rendere sempre avventurose le ricezioni...
Quella sera, come spesso accadeva, io mio babbo, mia mamma e le mie sorelle salimmo la rampa di casa che portava in casa di mio zio Augusto, il medico condotto, e a zia Bice, "capa-suprema" della numerosa famiglia. Aspettavo con ansia di sedermi davanti alla TV, quel giorno...Avrei finalmente visto "in diretta" il primo incontro di pugilato della mia vita! Duilio Loi avrebbe difeso il campionato d'Europa dei leggeri dal temutissimo attacco dell'algerino-francese Seraphin Ferrer, che avevo sentito descrivere dai "grandi" (...e sì! Allora parlavano spesso di boxe!), come una specie di invincibile "drago".
Ricordo di quel match le immagini spesso sfuocate che arrivavano dal palasprt di Milano, gli incitamenti di tutti i presenti nella sala da pranzo di mio zio, l'appassionata telecronaca di non so chi, gli improvvisi attacchi di Loi e soprattutto uno di quelle banali immagini senza importanza che, non si capisce il perché, rimangono fisse nella memoria per l'intera vita: mio cugino Gualtiero (proprio come me, per questo mi chiamavano Gualtierino affinchè si capisse chi chiamavano dalla finestra all'ora di mettersi a tavola...) in piedi a fianco del televisore con l'orologio in mano che scandiva ad uno ad uno i secondi che mancavano alla fine del 15° round e il grido unanime, trionfale e liberatorio suo e di tutti. Avevo intutito anche prima che Loi stava vincendo e ne ebbi la conferma in quel momento. Allora come oggi seguo sempre in silenzio i match, perché non riesco a conciliare il tifo con la concentrazione. Nel buio della stanza (si spegnevano le luci come al cinema quando si accendeva il televisore!) non avevo chiesto nulla a nessuno ed ero stato tacito e attentissimo testimone di un grande incontro. Mai avrei immaginato che la vita me ne avrebbe riservato molte migliaia e talvolta nei luoghi più disparati del mondo.
In un certo senso, oggi non é solo l'anniversario di una delle tante meravigliose imprese dell'indimenticato Duilio Loi, ma pure l'oscuro e timido anniversario del mio debutto, con il cuore ai cento all'ora, nel pugilato.
Ma chi l'avrebbe detto che poi....



