Lo statunitense stava comunque dominando il match

La morale è che è stato squalificato un pugile alla fine dell'8° round per una scorrettezza commessa nella quinta ripresa e per la quale gli era stato tolto un punto il che a termini di regolamento è corretto ma, lasciatocelo dire, assurdo come il regolamento stesso. . In un caso come questo non possiamo che partire dal fondo e cioè da cosa è successo nell'intervallo fra l'ottava ripresa e una nona che non si è disputata. Jameel Herring, che difendeva il titolo di sigla WBO dei superpiuma, ha detto chiaramente che il sangue che scendeva dalla la ferita provocatagli da Oquendo nel 5° round con una testata gli impediva di vedere. Nel breve conciliabolo fra arbitro e secondi veniva prospettata da qualcuno all'angolo la possibilità che se non continuava Herring avrebbe perso il titolo e, cosa assurda, sembrava che il match dovesse appunto continuare. Per fortuna era presente un medico responsabile che richiamava subito l'arbitro dicendogli chiaramente: "Ha detto che non può vedere!", al che l'arbitro interrompeva il match e iniziava subito una ridda di interpretazioni. Fa male vedere che chi deve prendere delle decisioni si guardi poi imbambolato in giro non sapendo che pesci prendere e alla fine ne usciva il verdetto di squalifica.
Facciamo un passo indietro al 5° round quando Oquendo, che è sempre venuto avanti protendendo la testa, ha ferito Herring con una testata proditoria giustamente giudicata intenzionale. Che fosse una mossa istintiva poco importa. Il signor Weeks comunicava subito l'intenzionalità e a fine round toglieva un punto al portoricano. A nostro avviso ci stava subito la squalifica, provvedimento che chissà perché sembra appartenere al passato.
Spiace si debbano usare tante righe per parlare di un pasticcio più che di boxe ma se guardiamo l'incontro Herring lo stava dominando. A 37 anni Oquendo sapeva che non avrebbe più avuto una possibilità come questa e si è buttato nella lotta come un uomo posseduto. Il mancino Herring aveva buon gioco nel prenderlo d'incontro tanto è vero che al 3° round un montante sinistro al mento metteva il portoricano al tappeto. Per il resto è stato quasi un tiro al bersaglio con Oquendo che procedeva sempre in linea retta ed Herring che lo bloccava se non riusciva a colpirlo mentre avanzava. Alla fine il volto tumefatto di Oquendo era chiara testimonianza della punizione che stava subendo e che un uomo con più potenza di Herring avrebbe limitato a poche riprese. I cartellini, non letti, erano di 80-70 due volte e un 79-71 che collima col nostro perché nell'8° round Herring era un po' calato infastidito dalla ferita e dal sangue.

In mezzo a tutta questa confusione regolamentare va sottolineata la sportività dei due pugili che si sono ripetutamente salutati a fine match senza alcuna animosità. Accadde spesso che sul ring siano gli atleti a dimostrare di essere migliori di chi gli sta a pochi metri di distanza. Come è successo anche a Las Vegas stanotte.



