
Oggi, all’interno del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria a Roma, è stato celebrato Clemente Russo che si è ritirato dall’agonismo. È uscito dal ring, ma non dal pugilato. Nel suo futuro un’attività, quasi certamente federale, da allenatore.
A rendergli omaggio c’erano il magistrato Bernardo Petralia , Capo Dipartimento, Flavio D’Ambrosi, presidente della FPI, dirigenti della Polizia penitenziaria.
E c’erano tre glorie del pugilato nazionale.
Patrizio Oliva e Maurizio Stecca (entrambi oro olimpico e campione del mondo professionisti), Francesco Damiani (argento ai Giochi e mondiale tra i pro). Tutti all’angolo, come maestri, del pugile di Marcianise nell’arco della sua carriera.
In video Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo alle Olimpiadi).
Clemente Russo ha raccontato un episodio finora mai svelato.
“Mi è stato chiesto spesso perché non sia passato professionista. Ora vi dico cosa mi ha spinto a non farlo. L’offerta che avrebbe potuto farmi cambiare idea l’ho avuta nel 2009 da Don King. Sono andato negli Stati Uniti per incontrarlo. Mi ha proposto un accordo con contratto già pronto, decisamente insufficiente per convincermi a lasciare il dilettantismo. Le Fiamme Oro prima e le Fiamme Azzurre poi hanno garantito la mia carriera, con il lavoro nelle forze dell’ordine ho avuto la copertura economica per fare il pugile senza problemi”.
Russo ha ricordato tutti i suoi maestri (c’era anche Foglia), per poi sottolineare il legame particolare che lo ha legato a Domenico Brillantino.
Bernardo Petralia, il Capo Dipartimento con una grande passione per la boxe, ha avuto parole di affetto e stima per il due volte campione mondiale e doppio argento olimpico.
“Atletismo, cuore, sudore, umiltà, fatica, rivalsa, sintetizzano l'essenza dello sport; se ci si aggiunge anche la lucida follia e la redenzione, quello sport è la boxe, il pugilato.
La boxe, da sempre discussa, è stata celebre per un secolo intero, il Novecento, con picchi di attenzione mediatica per le vicende che noi rutti conosciamo: da Dempscy a Marciano, passando per Ali e Tyson. La nobile arte, che per molte persone nobile non è, perché vista con la lente e gli occhi inconsapevoli.
Questo discorso è per lei, Clemente Russo, ma non è un encomio, è un sincero e appassionato tentativo di descrivere la connivenza di pugilato e umanità.
I risultati sono scritti, rimangono negli annali, nei registri: due argenti in quattro Olimpiadi, due ori mondiali. Ma la mia passione anche familiare per la boxe mi porta ad andare un po' oltre i titoli. Spesso chi ricopre un incarico istituzionale ha il dovere, morale e formale, di rimanere equidistante, imparziale. Quando si tratta della boxe, però, l’imparzialità la esercito con difficoltà, la stessa difficoltà che provo quando un match finisce con un pareggio. Ho sempre avuto la convinzione che i pugili siano gli attori di una prova disumana per l’umanità, e il ring sia una livella, come quella descritta da Totò, dove l'etnia, l'altezza, l'allungo vengono meno, in un attimo, appena i pugili iniziano a combattere.
“È più facile appoggiarsi a un altro, che stare in piedi da solo”. scrive Jack London in Zanna Bianca, sintetizzando l'essenza di quanto sia faticosa la boxe.
Il pugilato, e lei lo sa, è anche un metodo, una disciplina, che insegna a rispettare l'avversario e la persona che si ha di fronte. È vero, per molti è lo sport dove si tirano i pugni, quando in realtà è lo sport dove bisogna essere prima di tutto in grado di non prenderli, e poi di piazzarli con precisione, velocità. e potenza. In quest'ultimo passaggio credo che lei possa ritrovarsi. Ho visto diversi suoi match contro delle vere montagne umane. Pugni incassati pochi, pugni dati molti. Vincitore, Clemente Russo.
La boxe senza rigore, senza maestri, senza esercizio, senza l’etica del rispetto della persona non potrebbe esistere, e se esistesse, quello sport non sarebbe la boxe, ma forse qualche nuova disciplina sportiva mainstream.
Lei ha rappresentato l’Italia, ha espresso e portato in alto il nostro Corpo con amor proprio e tanta fatica, una Polizia Penitenziaria dolente e orgogliosa, della quale lei è un simbolo prezioso. Ma io la ringrazio ancor di più perché, con la sua carriera, i suoi risultati e il suo stile strategico e intelligente, ha portato moltissime ragazze e ragazzi a convincersi che il pugilato è una straordinaria opportunità di mettersi in discussione, di prendersi sul serio con il sorriso sincero di chi sa che quello sforzo è già icona di vittoria sociale. Grazie Clemente”.
Nella foto (da sinistra): Patrizio Oliva, Francesco Damiani, Clemente Russo, il Capo Dipartimento Bernardo Petralia, Maurizio Stecca.



