Sono passati oramai 39 anni da quel 19 maggio 1984 quando, a Maracaibo in Venezuela, il dominicano Francisco Quiroz, battendo per KO alla nona ripresa il messicano Lupe Madera conquistò il titolo dei mini mosca versione WBA.
A questo punto i nostri lettori si chiederanno il motivo di sottolineare questa ricorrenza con tutti i campionati mondiali di maggior spessore e rilevanza che si sono disputati prima e dopo questo.

Ebbene in quella occasione Quiroz stabili un record difficilmente superabile, ovvero essere l’unico pugile della storia ad aver vinto, ad oggi, un titolo mondiale con un record con più sconfitte che vittorie.
Prima di battere Madera il suo “score” era infatti di 9 vittorie, 10 sconfitte ed un 1 pareggio.
Quiroz è stato un combattente dalle limitate capacità, dotato di una tecnica non eccelsa e di fondamentali non di prim’ordine.
Dopo aver iniziato la carriera nel suo paese, Quiroz ha trovato la strada giusta trasferendosi in Venezuela combattendo sotto la tutela organizzativa del potente e abile impresario locale Rafito Cedeno, in ottimi rapporti personali con l’allora presidente della WBA Gilberto Mendoza, suo connazionale.
Dopo le dignitose sconfitte contro gli ex campioni mondiali Rafael Orono e Israel Contreras nonché contro Santiago Caballero, che nell’88 disputò due incontri in Italia con Umberto Branchini, nel 1983 arrivò la svolta decisiva della sua carriera.
Nell’ottobre di quell’anno sconfisse ai punti il quotato beniamino locale Reinaldo Becerra che in quel momento era lanciato verso occasione mondiale, prendendo praticamente il suo posto quale sfidante del messicano.
Nonostante il record non trascendentale del domenicano Gilberto Mendoza, nulla ebbe da eccepire alla realizzazione del match organizzato dall’amico promotore Cedeño.
Quiroz non deluse il suo mecenate e non si fece sfuggire la grande occasione di diventare campione mondiale battendo per l’appunto Madera, netto favorito della vigilia, in nove riprese, sfruttando al meglio lo scenario venezuelano, paese che all'epoca era una delle nazioni più importanti nella boxe internazionale, grazie al sostegno economico delle compagnie petrolifere locali.
Dopo una facile difesa del titolo a Panama, dove sconfisse per KO alla seconda ripresa Victor Sierra, Quiroz e Cedeno, nel 1985, accettarono di difendere il titolo a Miami contro il californiano Joey Olivo dal quale venne battuto ai punti di strettissima misura.
Dopo la perdita del titolo mondiale Quiroz cominciò ad avere grossi problemi con il suo promoter sopratutto per questioni di denaro, argomento al quale Rafito era alquanto sensibile.
Iniziò cosi a dare chiari segni di essere entrato in un vortice di negatività che gli fece riprendere il trend negativo di sconfitte.
Dopo la sconfitta con Olivo tornò sul ring in quattro occasioni con un bilancio di quattro sconfitte, che lo consigliarono ad abbandonare l’attività nel 1990 con un record 11-15-1.
Tre anni dopo, a soli 35 anni, arrivò la triste notizia del suo decesso a causa di una rissa scoppiata nei pressi di un locale notturno del suo quartiere di Herrera.
Secondo quanto riportato dai giornali dell’epoca Quiroz sarebbe uscito dalla discoteca in difesa di un suo parente che veniva picchiato da uno sconosciuto che poi sparò con un revolver alla testa del campione uccidendolo sul colpo.
È finita così, con una morte tragica, la storia gloriosa e difficilmente ripetibile di questo campione “atipico”.
Max



