Pugile, organizzatore, Golden Boy
Simpatico o antipatico, aiutato o meno, Oscar De La Hoya non è stato il primo nè l'ultimo a dividere gli appassionati pur essendo un fuoriclasse. Predestinato fin da ragazzino, spinto anche oltre il lecito verso la medaglia d'oro di Barcellona 1992, De La Hoya ha iniziato il professionismo con grandi prospettive tutte mantenute ed è stato l'unico grande pugile finora in grado di prepararsi un futuro da organizzatore di altissimo livello. Capace di mobilitare grandi folle composte in gran numero da presenze femminili anche in caso di incontri scontati, personaggio controverso e in realtà lontano dall'immagine quasi angelica che di lui veniva proposta, da pugile aveva praticamente tutto a cominciare dalla classe. Mi piace definire la grandezza del "Golden Boy" da una sconfitta, quella risicata subita da un Floyd Mayweather Jr al suo apice, quando lui l'apice l'aveva oltrepassato da un bel po'.
Fra gli avversari battuti troviamo Johnny Bredhal, John-John Molina, Rafael Ruelas, Genaro Hernandez, Jesse James Leija, Julio Cesar Chavez, Miguel Angel Gonzalez, Pernell Whitaker, Hector Camacho, Wilfredo Rivera, Ike Quartey, Oba Carr, Arturo Gatti, Javier Castillejo, Fernando Vargas, Felix Sturm, Ricardo Mayorga e Steve Forbes.



