Bella prova contro uno spento Josh Taylor
Teofimo Lopez conquista il titolo mondiale, quello vero, dei pesi superleggeri detronizzando lo scozzese Josh Taylor e diventando così a 25 anni uno di quei pugili che sono riusciti a conquistare mondiali veri, non di sigla, in due categorie diverse. Nei pesi leggeri difatti Lopez aveva vinto il match più importante della sua ancora verde carriera battendo l'icona Vasyl Lmachenko, poi sembrava essersi involuto perdendo quel titolo contro l'australiano George Kambosos, salendo di categoria e battendosi 2 volte senza brillare. Ma nell'occasione importante Lopez si è fatto trovare pronto e i punteggi di due giudici su tre nemmeno gli hanno riconosciuto il dovuto.
Taylor, all'apparenza bem più pesante delle 140 libbre dei superleggeri, ha iniziato con sicurezza un match che a nostro avviso è stato equilibrato solo per 4-5 riprese. Jab destro abbastanza sciolto, ricerca del lavoro al corpo e una sorprendente, rispetto alle attese, tendenza all'attacco sia pure a sprazzi. Lopez sembrava un po' arrugginito e inbrigliato ma nessuno dei due pugili prendeva nettamente il sopravvento sull'altro in un match farraginoso e non bello.
Poi quasi d'incanto Lopez ritrovava se stesso, il pugile che era arrivato in alto, e prendeva in mano il match iniziando ad attaccare con continuità. Il destro portato da angolazioni difficili da decifrare diventava un problema per Taylor che non aveva più risposte, c'era differenza di velocità di braccia e, secondo noi, l'americano di casa qui al Madison di New York, infilava un filotto di 5 riprese vinte e solo nella decima Taylor sembrava mettere in atto una buona reazione. Fuoco di paglia peché nei 2 round successivi Lopez non solo riprendeva in mano il match ma arrivava vicino a mettere a terra Taylor con un gancio destro e con un montante destro.
I punteggi di Steve Gray, portato nel taschino dalla Gran Bretagna, e Joseph Pasquale davano Lopez vincente solo per 115-113 mentre per noi molto più centrato era il 117-111 del signor Benoit Roussel.
Taylor, 32 anni, pur considerando il valore dell'avversario, non è però sembrato il pugile di un tempo, complice forse l'inattività di quasi 16 mesi. Rimane anche inspiegabile il cambio di allenatore effettuato da un pugile che era imbattuto. Diremmo che il cambio si sia rivelato nefasto.



