La boxe va di male in peggio
Il fatto che Amir Khan torni a combattere, ammesso che poi risulti esser vero, è preoccupante per 2 motivi. Il primo è che Khan, ha 36 anni e una lunghissima carriera alle spalle e farebbe molto meglio a pensare alla salute e al suo futuro. Il suo ultimo match risale al febbraio del 2022 dopo una assenza durata 2 anni e mezzo e lo ha visto soccombere di fronte al rivale Kell Brook per K.O.T al 6° round. Chi ha visto quel match sa benissimo essere stato un match fra due ex campioni, vinse quello meno deteriorato. Entrambi si ritirarono dopo quell'incontro ma si sa che le decisioni dei pugili valgono meno delle proverbiali promesse da marinaio. Così mentre Brook ha lottato contro la depressione post ritiro (con tanto di fotografie vendute a un giornale da un suo "amico" mentre sniffa cocaina) ma per adesso non rinnega la propria scelta, Khan sembra deciso a riprovarci. E non dimentichiamo che si tratta di un pugile che ha sempre avuto nella fragilità di mascella il suo tallone d'Achille.
Il secondo motivo, non meno serio, è che Khan nel tentativo di vincere contro Brook si era dopato, come risultato dai controlli fatti a suo tempo. La comunicazione dei risultati delle analisi è stata data molto tempo dopo ma ciò non aveva molta importanza trattandosi di un pugile non più, sembrava, in attività. Attualmente Khan sarebbe squalificato e il condizionale è d'obbligo perché bisogna vedere esattamente quando la squalifica è partita e quando scadrà, e soprattutto perché ci sono organizzatori e Paesi, vedi Arabia Saudita, che, a parte altre considerazioni, di queste "quisquiie" se ne fregano. Per i soldi si può così mandare in vacca, scusate l'espressione, sia l'integrità fisica di un uomo che quella morale del pugilato dei nostri tempi.



