Grazie al suo stile di combattimento particolarmente “Exciting”, è stato uno dei campioni più popolari e amati dal pubblico nel decennio 70-80.
Diventò campione mondiale WBC nel novembre del 1976, regno che durò oltre tre anni e che difese in otto occasioni prima di lasciarlo nelle mani del mitico messicano Salvador Sanchez.
Stiamo parlando di Danny Lopez, nome di Battaglia “Little Red” per il colore rosso dei suoi capelli, senza ombra di dubbio uno dei migliori pesi piuma di tutti i tempi.
Nacque il 6 luglio 1952 a Fort Duchesne, nello Utah.
Si è sempre definito come un uomo di etnia mista, sostenendo che suo padre era un indiano missionario della California, sua nonna materna per tre quarti messicana e che suo nonno materno era in parte irlandese.
Ebbe un infanzia difficile. Il padre abbandonò la moglie con otto figli quando Danny aveva solo otto anni.
I servizi sociali si occuparono dei tre ragazzi più piccoli, tra i quali lui, che passarono da una famiglia adottiva all’altra, trovando finalmente fissa dimora nella California meridionale dopo essere uscito dalla riserva indiana di Fort Duchesne.
Apprese i fondamentali del pugilato seguendo le orme di suo fratello Leonard, che boxò nei Marines, e dell’altro fratello Ernie che frequentava lo Stan’s Boxing Club di Utah.
Durante la sua carriera amatoriale, Lopez vinse diversi tornei regionali del Golden Gloves, disputando circa 50 incontri.
Nel 1971 si trasferì a Los Angeles diventando professionista.
In breve tempo divenne molto popolare combattendo nelle riunioni che la promoter Aileen Eaton allestiva con frequenza settimanale all’Olimpic Auditiroum e, in seguito, al Forum di Inglewood.
Anche suo fratello maggiore Ernie, peso welter, era un pugile di talento che per sua sfortuna trovò sulla sua strada il cubano Jose Napoles che sfidò in due occasioni senza successo per il titolo mondiale.
Lopez si mise subito in luce mettendo insieme una striscia vincente di 23 incontri, 22 dei quali prima del limite, anche se al cospetto di avversari di scarsa significatività.
Il 24 maggio del 1974, alla Sports Arena di Los Angeles, “Little Red” disputò il suo primo incontro probante della carriera.
Suo avversario era Bobby “Schoolboy” Chacon, altro magnifico elemento, futuro campione piuma e super piuma, giovane emergente di Los Angeles, dal quale venne battuto per KO alla nona ripresa al termine di un combattimento di grandi contenuti spettacolari.
Dopo una vittoria per KO alla terza ripresa sul giapponese Toyoshima, Lopez subì altre due sconfitte: contro Shig Fukuyama (kot 8), altro giapponese, e contro il messicano Octavio Gomez (pts 10) che sembravano dovergli compromettere una carriera ad alti livelli.
Ma per un duro come lui, con il suo bagaglio di esperienze accumulate, la storia non poteva certo chiudersi qui.
Il riscatto arrivò nell’aprile del 1974 quando, sempre a Los Angeles, sconfisse per Ko alla seconda ripresa il messicano Jesus “Chu Chu” Castillo, ex campione mondiale gallo WBC.
A questo successo ne seguirono altri, tutti convincenti e prima del limite, su elementi di valore quali Raul Cruz, Sean O’Grady (futuro campione leggeri), Art Hafey e sopratutto quello per KO alla settima ripresa sul grandissimo ma dissennato fuoriclasse messicano Ruben Olivares.
Queste vittorie lo proiettarono al posto n. 1 del ranking WBC, sfidante ufficiale del campione in carica, il ghanese David Kotey.
La sfida tra i due venne fissata per l’8 novembre 1976 allo stadio calcistico di Accra in Ghana.
Davanti a 100.000 spettatori e in un clima torrido al limite della sopportazione, “Little Red” non si fece sfuggire la grande occasione diventando campione mondiale grazie ad un verdetto unanime ai punti dopo aver atterrato Kotey nel corso della undicesima ripresa.
Lopez difese il titolo in sei occasioni battendo prima del limite: il messicano Jose Torres (kot 7), Alfred Kotey (kot 6) nel rematch, il brasiliano Jose De Paula (kot 6), l’argentino Juan Domingo Malvarez (KO 2), il filippino Fel Clemente (Sq 4) in un match disputato in Italia a Pesaro, e lo spagnolo Roberto Castanon (KO 2).
Sopratutto gli incontri con Kotey e con Malvarez, dove venne atterrato nel corso della prima ripresa, diedero a Lopez una visibilità planetaria in quanto ambedue inseriti nelle riunioni imperniate sulle due sfide valide per il mondiale massimi tra Muhammad Alì e Leon Spinks, consolidando così in modo esponenziale la sua già grande popolarità.
Dopodiché, il 17 giugno 1979, accettò di mettere in palio il titolo a San Antonio in Texas, nel cortile di casa del suo sfidante, Mike Ayala, fratello maggiore di Tony, peso medio caduto in disgrazia con le stimate del campione in attività negli anni 80.
Il match con Ayala fu per Lopez la difesa più impegnativa del titolo che si aggiudicò al termine di una autentica guerra.
Nonostante riuscì ad atterrare il texano nel corso della settima e della undicesima ripresa, all’inizio del quindicesimo round solo due dei tre giudici avevano Lopez avanti nel punteggio, prima di mettere il suo rivale definitivamente KO.
Lopez-Ayala venne riconosciuto dalla prestigiosa rivista specializzata “The Ring Magazine” quale miglior match del 1979.
Con questo riconoscimento Lopez portò la categoria dei pesi piuma a raggiungere un livello di popolarità che, forse, con nessun altro campione aveva ottenuto.
Dopo una comoda difesa del titolo contro il domenicano Jose Caba (kot 3), erano oramai maturi i tempi per allestire la sfida contro il leggendario P.ricano Wilfredo “Bazooka” Gomez, altro terribile picchiatore, in quel momento detentore della cintura dei super gallo WBC, che nell’occasione sarebbe salito di categoria.
Per quel match avrebbe guadagnato una borsa sostanziosa di 500.000 $, una bella cifra per quel periodo.
Prima di affrontare Gomez, Dan Georgino, impresario che gestiva la carriera di Lopez, commise un imperdonabile errore strategico, valutando che ci fosse ancora il tempo materiale affinché il campione potesse effettuare una comoda difesa del titolo in preparazione al super match con “Bazooka”, per un compenso garantito di 150.000 $.
La scelta dello sfidante cadde sul messicano Salvador Sanchez, pugile semi sconosciuto che si presentava con un record eccellente (33-1-1) ma conseguito al cospetto di avversari che Lopez avrebbe spazzato via con una mano sola.
Oltretutto Sanchez, nei mesi precedenti, non compariva neanche nei primi dieci posti del ranking WBC, ma grazie alla diplomazia e all’influenza che Georgino esercitava sull’ente riuscì ad arrivare alla posizione n. 1 in modo da dare al match una parvenza veritiera.
Per l’occasione al 21enne messicano venne garantita una borsa di 30.000 $, più di quanto avesse mai guadagnato sino a quel momento, con l’obbligo contrattuale di concedere la rivincita a Lopez, nell’improbabile caso di successo.
Il 2 febbraio del 1980, sul ring del Memorial Coliseum di Phoenix accadde l’imponderabile.
Salvador Sanchez si consacrò nuovo campione mondiale al termine di un superiorità schiacciante al punto da costringere il medico della riunione a sospendere il match nel corso della tredicesima ripresa di un incontro oramai impari, con un Lopez con gli occhi tumefatti, ferito nel morale oltre che nel fisico.
Prestazione straordinaria quella del neo campione, perfetta sia tecnicamente (gran varietà di colpi tutti andati a segno), sua tatticamente, doti che confermerà nel prosieguo della carriera che lo consacreranno, a giudizio di chi vi scrive, quale miglior peso piuma della storia del pugilato.
Quattro mesi dopo, al Ceasars Palace di Las Vegas, andò in scena il rematch previsto dal contratto.
Ma anche il secondo confronto, combattuto spietatamente dal campione detronizzato, si concluse con il trionfo del fuoriclasse messicano per Kot alla quattordicesima ripresa.
Dopo il combattimento Lopez offrì a Sanchez il copricapo indiano che indossava all’ingresso sul ring di ogni suo match, un gesto simbolico che testimoniava il passaggio del testimone al nuovo campione nonché concreta dimostrazione dello spessore umano e sportivo di “Little Red”.
Anni dopo Lopez dichiarò: “Salvador era un pugile di grande intelligenza pugilistica. Nei 27 round che ho disputato con lui non sono mai riuscito a colpirlo. Era un combattente unico ed eccezionale”.
Dopo la seconda sconfitta contro Sanchez “Little Red” annunciò il suo ritiro dall’attività agonistica, salvo poi non saper resistere al richiamo della foresta tornando sul ring nel 1992 ad Irvine, all’età di 40 anni, venendo tristemente battuto per KO alla seconda ripresa dallo sconosciuto Jorge Rodriguez.
Chiuse definitivamente la sua carriera con un record di 42 vittorie (di cui 39 prima del limite) e sei sconfitte( di cui 5 prima del limite), dati che dimostrano le sue riconosciute qualità di terribile picchiatore ma di modesto incassatore.
Nel 2010 venne introdotto, con pieno merito, nella IBHOF di Canasota, il tempio degli immortali della boxe.
Max




