
di Dario Torromeo
Agosto 2018, intervisto Leonard Bundu. Ha appena perso la semifinale mondiale dei pesi welter Ibf contro Errol Spence. Leo racconta una vita sul ring.
Thurman e Spence. Avessi avuto dieci anni di meno, il risultato sarebbe cambiato?
“Di testa sono più maturo ora. Dieci anni fa ero più forte fisicamente, ma non so se avrei retto la tensione di match così importanti e contro rivali così forti, non so se sarei stato in grado di tenere il ring con la stessa determinazione. Per mettere in dubbio il risultato avrei dovuto avere il fisico di allora e la testa di oggi.”
Quello contro Spence è stato il tuo ultimo match?
“Ho sempre detto: quando prenderò le botte sul serio, smetterò. Spence non mi ha inflitto una punizione, ma il ko è stato davvero brutto. Se me lo chiedi ora, ti dico: smetto. Mi mancano le motivazioni. Finora mi faceva andare avanti una domanda: dove posso arrivare? Ora conosco la risposta. Thurman mi ha sconfitto nettamente, Spence altrettanto. L’europeo mi ha spinto a cercare il mio limite. Oggi non ho più la voglia di prima. Non reggerei più i sacrifici, non sopporterei le privazioni.”
Pensi che la tua carriera avrebbe potuto essere migliore?
“Sono soddisfatto di quello che ho avuto. Sono passato professionista nel momento migliore, anche se ero già in là con gli anni. In questa scelta mi ha aiutato il maestro Boncinelli. Sapeva che non avevo la mentalità giusta e ha ritardato l’addio al dilettantismo. Colpa mia, non di altri, se sono arrivato tardi. Lui ha saputo guidarmi sin da piccino, proteggendomi dai pericoli. Aveva visto del talento, ma non voleva che facessi il passo più lungo della gamba. Ringrazio la gente di Cisterna che mi ha accolto facendomi sentire a casa, in particolare il maestro Luigi Montesano e il preparatore Giuseppe Ardagna. Dico grazie al mio organizzatore Mario Loreni e al match maker Alessandro Ferrarini. Tutti hanno contribuito alla mia carriera.”
Quale è stato il momento più bello di questi venticinque anni?
“La conquista del titolo europeo, le difese che ne sono scaturite. Il match con Petrucci, tanta gente, tanto entusiasmo. Si respirava un clima diverso dal solito. E poi le due vittorie in Gran Bretagna. Grande carica, grandi soddisfazioni. È stato lì che ho pensato “Ma allora, posso davvero combinare qualcosa”. È stato in quel periodo che mi sono detto: “Leo, vediamo dove puoi arrivare.”
E quale è stato il giorno più brutto?
“Quando ho subito il ko da Spence. È stato il momento in cui ho visto tutto chiaro: “Leo hai finito di sognare”. Quel knock out ha significato tante cose. Era tempo di cambiare vita. È stato brutto perdere così, ma è stato in quel momento che tutto è diventato più chiaro. Sono diventato grande e devo pensare a cosa fare del mio futuro.”
Al popolo della boxe stai simpatico. Merito di Leo, l’uomo dal sorriso infinito, o di Bundu, il pugile guerriero?
“Sono sempre stato allegro di carattere. Sono fatto così. Il pugilato mi ha aiutato, mi ha regalato più tranquillità, maggiore sicurezza e mi ha dato una discreta popolarità. Ecco io dico che non sono né Leo, un uomo di quasi quarantadue anni, né Bundu, il pugile ex campione d’Europa e che si è appena battuto per giocarsi il mondiale. Stai parlando con Leonard Bundu e spero che la gente mi accetti per quello che sono.”
Il 21 novembre è il giorno del uo compleanno. Cosa dirai al momento del brindisi?
“Sono stati anni meravigliosi. Per questo devo dire grazie alla boxe e alla mia famiglia. Grazie al maestro Alessandro Boncinelli che ha saputo guidarmi sin da piccino, proteggendomi dai pericoli. Aveva visto del talento, ma non voleva che facessi il passo più lungo della gamba. Fino a quando non è stato certo che avessi la mentalità giusta, mi ha consigliato di non passare tra i professionisti. Ringrazio la gente di Cisterna che mi ha accolto facendomi sentire a casa, in particolare il maestro Luigi Montesano e il preparatore Giuseppe Ardagna. Dico grazie al mio organizzatore Mario Loreni e al match maker Alessandro Ferrarini. Tutti hanno contribuito alla mia carriera.”
Se ti fosse data l’occasione di poter parlare con la Boxe, cosa le diresti?
“Ma perché non sei come qualche tempo fa? Perché non torni popolare come allora? Uno sport più seguito, più apprezzato. Ecco, questo le direi.”
Come si chiude il tuo bilancio in questo sport?
“Ho sempre avuto un rapporto di odio e amore con il pugilato. A volte ho odiato le alzate di prima mattina per il footing, il sangue sudore e lacrime della palestra, la sofferenza per il peso. Ho amato la tensione del match, sono arrivato ad amare addirittura gli allenamenti. Ma soprattutto ho amato le soddisfazioni, le emozioni, le gioie che mi ha dato. Non le avrei mai potute avere con un altro lavoro. Ho dato tanto, ho avuto tanto. Ma forse un pochino in credito lo sono. Anzi no, siamo pari. Sì, ne sono convinto. Siamo pari. E allora: grazie boxe!”
LEONARD BUNDU il 24 ottobre, nelle sale del Globus Hotel di Forlì, entrerà nella Hall of Fame Italia. Con lui ne faranno parte Stefania Bianchini, Lucio Zurlo e Paolo Vidoz.



