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La stentata vittoria di Andrade su Culcay in Germania

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Lo statunitense conquista il titolo regolare WBA, ma non convince

 Di Matteo Biancareddu

Ieri sera, a Ludwigshafen (Germania), lo statunitense Demetrius Andrade (24-0-0, 16 KO) ha battuto ai punti il tedesco Jack Culcay (22-2-0, 11 KO) per fregiarsi del titolo WBA dei superwelter, nella sua versione “regular”. Contrariamente alle aspettative generali, però, Andrade ha faticato parecchio per avere ragione dell’avversario, e l’ha fatto con un verdetto di Split Decision che ha fatto storcere qualche naso. Non il nostro, perché avevamo il pugile di Providence in vantaggio al termine dei dodici round; ma solo di due punti, a conferma delle difficoltà da lui incontrate nel superare un avversario più ostico del previsto. Come spesso accade in casi del genere, è difficile stabilire il rapporto tra i meriti di Culcay e i demeriti di Andrade: fatto sta che l’americano, dato per netto favorito da tutti i pronostici, ha rischiato seriamente di perdere il suo status di imbattuto nella trasferta tedesca, evitando il pericolo solo grazie all’onestà intellettuale della terna giudicante. E’ molto probabile, quasi sicuro che un pugile di nazionalità diversa da quella di Andrade avrebbe lasciato le penne in Germania, dopo un incontro come quello di ieri sera. Incurante del rischio corso, già al termine del match, il vincitore non ha avuto di meglio da fare che sfidare pubblicamente, ancora una volta, i vari Saul Alvarez e Jermall Charlo; ma dovrebbe realizzare che, combattendo come ha fatto ieri, non avrebbe la minima chance di battere due pugili come quelli citati. Né tantomeno batterebbe il cubano Erislandy Lara, suo probabile avversario futuro in quanto detentore dell’altro titolo WBA, quello “super”. Insomma, il successo di Andrade non sarà la classica vittoria di Pirro, ma non è neanche il viatico ideale per lanciare la sfida ai maggiori campioni della categoria.

IL MATCH – L’incontro, in buona sostanza, si è diviso in due parti: la prima, fino al settimo round, controllata da Andrade; la seconda, dominata da Culcay in un crescendo progressivo. Fin dall’inizio, comunque, il tedesco ha dimostrato di essere un pugile diverso da quello visto in passato. Crediamo abbia beneficiato del ritorno sotto l’ala di Ulli Wegner, suo vecchio mentore nonché istituzione della boxe teutonica, lasciato diversi anni fa per passare sotto altri allenatori. Il Culcay visto ieri è il tipico pugile di Wegner: sornione e scorbutico, arroccato in difesa per buona parte del round e poi scatenato in rapide sortite offensive. Questo fastidioso mordi-e-fuggi ha disturbato non poco Andrade, che davvero non ha saputo interpretare la condotta dell’avversario, né tantomeno ha saputo trovare la soluzione per neutralizzarla. La fortuna del pugile ospite, se così la si può definire, è stata lavorare abbastanza da surclassare il work-rate del rivale, troppo stringato fino alla metà dell’incontro. Culcay aveva forse qualche remora nell’aggredire con troppa confidenza un pugile cui concedeva l’enorme vantaggio di dodici centimetri, per tacere dei chili che sicuramente Andrade ha recuperato dopo il peso ufficiale. Eppure, il divario fisico non ha minimamente inciso nell’andamento del match, tant’è che Culcay stesso, con il passare dei round, ha capito che certe cautele erano eccessive e immotivate. E’ stato allora che il tedesco ha completamente mollato gli ormeggi per provare davvero a vincere il match, e quasi ci è riuscito mettendo alla frusta Andrade nella seconda metà. Prima composto e pulito nelle azioni, con le solite stoccate dalla distanza, lo statunitense ha patito gli scontri ravvicinati imposti dal rivale, sempre più fiducioso e sicuro. Addirittura, Andrade ha rischiato l’atterramento nell’ultimo round, quando Culcay ha dato fuoco alle polveri scatenando scambi furiosi. L’impressione è che Andrade non fosse in piena forma sotto l’aspetto fisico-atletico, perché il movimento delle sue braccia tendeva a perdere brillantezza e velocità, mentre le sue gambe risultavano più statiche e legnose del solito già nelle prime riprese. Anche i colpi di Culcay, non certo micidiali, sembravano preoccuparlo più del dovuto, come se Andrade non si sentisse in grado di incassarli. Che il pugile di Providence abbia faticato a fare il peso? Con quel fisico, date anche le lunghe pause agonistiche degli ultimi anni, non ci sarebbe di che stupirsi. Quali che siano i motivi, Andrade ha deluso: torna a casa con la cintura WBA, ma anche con gli oneri che detenerla comporta. Su tutti, quello di riunificarla con il titolo di Erislandy Lara, un pugile fuori portata per il Demetrius Andrade di ieri sera.

 

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