Prova deludente e verdetto in bilico
di Matteo Biancareddu
La rimpatriata di Adrien Broner (33-2-0, 24 KO) davanti al pubblico amico di Cincinnati ha rischiato di risolversi in una clamorosa disfatta. “The Problem” ha infatti battuto solo ai punti e per Split Decision l’outsider Adrian Granados (18-5-2, 12 KO), che non avrebbe rubato nulla se fosse stato riconosciuto vincitore al termine dei dieci round. E’ molto probabile che il fattore campo, unitamente al supporto di un’organizzazione potente, abbia fatto la differenza nell’assegnazione del verdetto, anche se parlare di furto sarebbe fuori luogo. Il match è stato in bilico fino alla fine: Granados l’ha condotto nella parte iniziale e centrale, in virtù di un lavorio frenetico e impetuoso che ha messo a disagio un Broner fin troppo compassato. Poi, nell’ultimo terzo della sfida, si è consumata la rimonta del pugile di casa, favorita dal netto calo atletico del suo avversario. Malgrado la vittoria, la prova di Broner è stata deludente, a tratti sconcertante; sufficiente solo nel finale, quando l’appannamento accusato da Granados ha permesso alla classe del rivale di venire finalmente fuori. Ma la mancanza di nerbo e furore agonistico denunciata da Broner all’inizio, quando l’avversario l'ha messo alla frusta senza concedere tregua, è un segnale preoccupante per la carriera futura del problematico ragazzo di Cincinnati.

Il match è stato disputato al limite dei welter, non a quello dei superleggeri. Evidentemente, come già dimostrato in occasione della sfida con Ashley Theophane, Broner fatica oltremisura a rientrare nelle 140 libbre, e probabilmente ha ritenuto sconveniente tirare la cinghia per un match senza niente in palio. Il suo avversario, già più alto di lui, è salito sul ring al peso di 158 libbre, quasi quanto un medio, mentre non è dato sapere quanto pesasse Broner. Sta di fatto che, sul quadrilatero, il divario fisico tra i due contendenti è apparso enorme, ben maggiore di quello ipotizzabile alla vigilia. Anche l’efficacia dei colpi di Broner è sembrata inferiore a quella abituale, a conferma del fatto che il ventisettenne dell’Ohio, nei welter, regala un vantaggio troppo ampio a qualunque avversario. Granados, che pure non è un fulmine di guerra, ha avuto l’accortezza di partire a spron battuto, imponendo da subito la maggiore fisicità. L’avvio traumatico ha lasciato interdetto, quasi tramortito il pugile di casa, che non ha saputo adeguarsi al ritmo del rivale. Per nulla intimorito, anzi sfrontato e irriverente, Granados ha lanciato assalti arrembanti in rapida successione, aprendo più volte una breccia nella guardia altrui con il diretto destro. A questi attacchi, Broner non ha opposto alcuna reazione significativa, persistendo nel solito atteggiamento sornione, lezioso e spocchioso. La sua difesa “shoulder roll” – la stessa di Floyd Mayweather Jr, almeno formalmente – ha lasciato filtrare spifferi che, con altri avversari, sarebbero costati molto più cari: in particolare, Broner è spesso rimasto troppo frontale e piantato sulle gambe, con la spalla sinistra – quella che dovrebbe schermare il diretto destro – troppo bassa e aperta. Va da sé che il destro dritto di Granados, nei primi tre round, abbia più volte trovato via libera fino alla mascella sinistra del superficiale avversario.
Broner è finalmente entrato nel match tra il quarto e il quinto round, quando ha iniziato a boxare con maggiore consistenza. Nella sesta tornata, Granados ha tradito segnali di un precoce calo atletico, poi confermati dal round successivo. Da allora, il ventisettenne dell’Illinois non ha più ritrovato la brillantezza mostrata nei primi quattro tempi, pur continuando a combattere con tutto l’ardore e l’orgoglio possibili. Il finale è stato appannaggio di Broner, che ha sì continuato a patire l’estrema aggressività del rivale, ma ha saputo approfittare della sua confusionaria imprecisione per mettere i colpi migliori. Nell’ultima ripresa, il pugile di casa ha pensato perlopiù a legare, trovando la sponda ideale nell’atteggiamento di Granados, che gli si gettava regolarmente addosso. Anche il decimo round, comunque, è andato a Broner per la maggiore qualità dei suoi colpi. Alla fine del match, il nostro cartellino diceva parità: 95-95. Non così la pensavano i tre giudici, uno dei quali attribuiva tre punti di vantaggio a Granados, mentre gli altri due premiavano Broner. Più del risultato, comunque, contano le indicazioni che questo confronto ha emesso: soprattutto, la conferma che Broner non è un peso welter. Dovesse continuare a frequentare la categoria, The Problem andrebbe incontro a problemi seri. Inoltre, bisogna che il ragazzo rinunci finalmente ai soliti, noiosi atteggiamenti da pavone per assumerne di più funzionali e convenienti, da pugile piuttosto che da rapper. Il ring non fa sconti, neanche a chi – come Broner – abbia un talento oltre la media. The Problem è già stato avvisato: se non cambierà, avrà delusioni cocenti.




