
“The Problem” torna sul ring a Cincinnati, dove è nato
Di Matteo Biancareddu
Adrien Broner (32-2-0, 24 KO), pugile tra i più controversi del panorama attuale, torna sul ring sabato notte a Cincinnati, la sua città natale, dove affronta sui dieci round e senza alcun titolo in palio l’outsider Adrian Granados (18-4-2, 12 KO). Sarebbe inutile negare che si tratta di una sfida sbilanciata, avente nel padrone di casa il netto favorito; ma ciò non significa che manchino i motivi d’interesse, il maggiore dei quali riguarda lo stato di forma di Broner. “The Problem”, da qualche anno a questa parte, è risultato un problema per se stesso più che per i suoi avversari, tra smargiassate di ogni genere e guai più o meno gravi con la legge. La sua vita oltre le righe, abbinata all’altrettanto discutibile scelta di combattere nei welter, ha prodotto le prime due sconfitte della sua carriera, con Marcos Maidana nel 2013 e con Shawn Porter nel 2015. Due risultati che hanno riportato Broner sulla terra, dopo esorbitanti voli pindarici. Già campione di sigla in quattro categorie, dai superpiuma ai welter, The Problem è effettivamente un pugile di raro talento, nato con le stimmate del predestinato; ma non ha la mentalità e l’etica del lavoro che contraddistinguono i veri campioni. Ne ha dato ulteriore conferma nell’ultimo suo match, vinto per TKO al nono round sull’inglese Ashley Theophane: malgrado fosse in palio il vacante titolo WBA dei superleggeri, Broner non l’ha conquistato perché, al peso ufficiale, aveva ecceduto di mezzo chilo il limite della categoria. Un lusso, questo, che i pugili odierni possono concedersi in virtù delle molte occasioni iridate di cui beneficiano, diversamente da quanto accadeva quando il titolo era uno per ogni divisione. L’aberrante sistema attuale ha sortito l’effetto collaterale di viziare troppo i pugili, specialmente quelli amati dal pubblico e perciò cari alle televisioni. E Broner, tra tanti viziati, lo è probabilmente più di tutti.
In ogni caso, le batoste rimediate per mano di Maidana e Porter hanno costretto il ventisettenne di Cincinnati, autoproclamatosi “nuovo Mayweather” in un impeto di insolita umiltà, a ripartire dal basso. Non solo nella scala dei valori, ma anche nel peso, sebbene l’osservanza dei limiti resti un optional. Nei superleggeri, Broner non regala centimetri e chili agli avversari, e i suoi pugni sono più efficaci di quanto possano essere nei welter. Sta a lui, ora, darsi una registrata: dovesse finalmente dedicarsi alla boxe con la giusta serietà, The Problem tornerebbe senz’altro a essere un problema per qualunque avversario, foss’anche il più quotato. Lo sarà comunque, sabato notte, per Adrian Granados, ventisettenne dell’Illinois che si è guadagnato la possibilità di sfidare Broner con la vittoria prima del limite su Amir Imam, presuntuoso newyorchese allora imbattuto e in rampa di lancio. Tanto è bastato a Granados per avere immediato accesso ai piani alti, malgrado le sconfitte rimediate in precedenza con i pochi avversari di valore finora affrontati, da Frankie Gomez a Brad Solomon. Pugile aggressivo e laborioso, come attesta il soprannome – “Pitbull” – affibbiatogli, Granados non ha qualità particolari, mentre denuncia limiti piuttosto evidenti. La sua difesa, soprattutto, tende a imbarcare acqua se messa sotto pressione, e c’è da scommettere che lo sarà nel match di sabato. Se Broner è in forma, potrebbe disporre del rivale a suo piacimento e in poco tempo. In caso contrario, non è da escludere che possa faticare un po’ di più, ma è davvero improbabile che incontri sgradite sorprese in fondo ai dieci round con Granados.



