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La vendetta di Santa Cruz: Frampton battuto in un match spettacolare

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Il messicano riconquista il  WBA dei s.piuma

 di Matteo Biancareddu

Questa notte, all’MGM Grand di Las Vegas, il messicano Leo Santa Cruz si è preso la rivincita sul nordirlandese Carl Frampton battendolo ai punti al termine di un match spettacolare, sicuro candidato al riconoscimento di “fight of the year”. Santa Cruz ha così riconquistato il titolo WBA Super dei piuma, che Frampton gli aveva strappato sei mesi fa a Brooklyn impartendogli una lezione. Il verdetto a maggioranza che ha premiato il messicano è stato il più stretto possibile (114-114 e due volte 115-113 i cartellini dei tre giudici), ma è ineccepibile nel merito e condivisibile anche nei punteggi, dato che l’incontro è stato più equilibrato del precedente. Non è da escludere la disputa di una “bella”, che dirimerebbe in via definitiva la questione e regalerebbe agli appassionati un’altra sfida memorabile.

Nella presentazione del match, avevamo scritto che Leo Santa Cruz (33-1-1, 18 KO) avrebbe dovuto fare qualcosa di diverso per battere Carl Frampton (23-1-0, 14 KO), che l’aveva superato piuttosto nettamente sul piano della tecnica pura nel primo incontro. Ma neanche noi sapevamo esattamente cosa potesse inventarsi il messicano, vista la completezza e la duttilità che il suo avversario aveva sfoggiato nella sfida precedente. La strategia di Santa Cruz si è basata sull’uso sistematico del jab e dei colpi dritti in uscita, così da sfruttare il notevole vantaggio in altezza e in allungo sul brevilineo rivale. Questa condotta ha fruttato i risultati migliori a partire dal quarto round, quando il messicano è riuscito a recitare con frequenza crescente il ruolo d’incontrista, lasciando al campione l’ingrato compito di attaccare. I primi tre round avevano visto prevalere Frampton, autorevole e sicuro nella conduzione dei soliti assalti a due mani dalla media distanza, che perforavano piuttosto facilmente la difesa tutt’altro che ermetica dello sfidante. Il round iniziale era il degno preambolo ai fuochi d’artificio che avrebbero animato l’intero sviluppo del match: gli ultimi trenta secondi, soprattutto, erano scanditi da scambi forsennati che sarebbero poi diventati la norma. Il secondo round era invece più tattico, giusto una pausa di riflessione in attesa del terzo, che Frampton conduceva largamente.

L’incontro iniziava a girare a partire dalla quarta tornata, quando il nordirlandese peccava di sicumera indugiando nella guardia del rivale con le mani abbassate: Santa Cruz gli rifilava due colpi efficaci e infine lo metteva al tappeto sul gong di chiusura. L’atterramento sembrava propiziato da un gancio sinistro passato sulla spalla di Frampton, ma non era di questo avviso l’arbitro Kenny Bayless, che lo attribuiva a una scivolata del campione e non provvedeva a sanzionarlo con il conteggio. Per nulla contrariato, Santa Cruz tornava all’angolo con ritrovate certezze. Il quinto round procedeva a fasi alterne, mentre quelli successivi erano appannaggio del messicano, confortato dai riscontri positivi delle sue scelte strategiche. Il suo uno-due calava in modo sistematico sul capo di Frampton con l’ineluttabilità di una mannaia: il nordirlandese, intento a cercare la distanza preferita, finiva per consegnarsi a questo fuoco di sbarramento senza poterlo evitare. La sua guardia bassa, poi, non lo aiutava di certo: anzi, gli costava una dose supplementare di colpi superflui. Sull’inerzia del match, Santa Cruz iniziava a vincere con regolarità anche gli scambi a corta e media distanza, che erano stati appannaggio quasi esclusivo di Frampton nel primo incontro. All’inizio del decimo round, il match sembrava avere nel messicano un chiaro padrone.

Ma la decima ripresa mostrava un Santa Cruz palesemente affaticato, a differenza di Frampton. Il messicano si affidava all’orgoglio per racimolare le energie residue negli ultimi due round, sapendo che sarebbero stati decisivi. Nell’undicesimo, Frampton perdeva la maggior parte degli scambi e tradiva nitidi segnali di nervosismo, smarrendo il filo conduttore della sua boxe. Nell’ultimo, invece, si consumava un esaltante spettacolo pirotecnico, che vedeva i due contendenti profondere uno sforzo indicibile nel tentativo di superarsi al photofinish. Al gong di chiusura, era bello vedere i due pugili abbracciarsi subito, quasi a voler testimoniare l’uno il valore dell’altro. Ed era altrettanto bello vedere Frampton applaudire il verdetto che lo dichiarava sconfitto: un gesto di cavalleria sempre più infrequente e dunque ancora più apprezzabile. Va in archivio un altro grande match, dopo quello altrettanto bello tra Badou Jack e James DeGale. Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 si è aperto con i crismi di un anno da ricordare.

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