
Lo spagnolo mette in crisi l'inglese col lavoro al corpo
Capita che un giudice inglese sia più corretto dei due giudici che vengono da fuori e giudichi che il pugile di casa non ha vinto contro il pugile ospite. Noi concordiamo con l'inglese signor John Keane che ha visto un pari con punteggio 114-114 fra Josh Warrington e Francisco "Kiko" Martinez mentre due soliti noti del verdetto casalingo, il francese Robin Dolpierre e il belga Daniel Van de Wiele, danno la vittoria all'uomo di Leeds con il punteggio di 116-112. Certo i due pugili sono interpreti di una boxe stilisticamente ben differente ma chissà perché quando in giro ci sono certi giudici la preferenza va sempre al pugile di casa indipendentemente dallo stile di pugilato che metta in opera.
Il match ha tuttavia messo in mostra i limiti di Josh Warrington, evidenti in tal modo forse per la prima volta. Il 26enne inglese ha una boxe tecnicamente davvero molto buona ma purtroppo per lui davvero non "rompe un uovo" come dicono da quelle parti. Un avversario come Martinez che oltre a fare abbastanza male è capace di attaccare per ogni secondo di tutte le 12 riprese, è da un lato adatto a un incontrista come Warrington ma dall'altro diventa un problema se capisce che rischia poco e che l'avversario non gradisce il lavoro al corpo. Non è un caso se Warrington si sia avvantaggiato nelle prime 2 riprese in cui si è potuto muovere agilmente sulle gambe ma sia andato progressivamente in sofferenza col passare dei round. Nel terzo, per esempio, è andato in crisi, seppur breve, per un montante alla bocca dello stomaco ma è stato un suo merito quello di mettere a segno ancora colpi di sbarramento e spesso in serie stilisticamente molto apprezzabili. Se Warrington avesse un briciolo di potenza Martinez avrebbe anche potuto non superare questa fase come gli era accaduto con un fuoriclasse come Leo Santa Cruz.

Martinez solo nel 7° round ha pressato leggermente meno, soprattutto nella prima metà del round, ma nella fase finale i suoi destri pesanti hanno trovato una breccia nel sinistro abbassato di Warrington cui pesava quel lavoro ai fianchi subito, anche nella mobilità che si era ridotta. Progressivamente le fasi favorevoli alla brillante tecnica di Warrington si allontanavano sempre più fra loro e Martinez riusciva ad accorciare la distanza e ad andare a segno. L'ultimo round era nettamente dello spagnolo con Warrington chiaramente sulle tele.
Warrington farà quindi fatica a salire più in alto in una categoria come questa dei piuma che presenta ottimi pugili come lo stesso Santa Cruz, o Frampton, o Scott Quigg per rimanere dalle parti del pugile di Leeds. Martinez ha sorpreso noi come tutti, perché era considerato un pugile in declino e lui stesso aveva fatto capire che dipendeva da questo match il continuare o meno la carriera. Lo spagnolo, che ha messo in mostra una invidiabile condizione fisica non scalfita nè da un gonfiore alla testa nè da un taglio a un sopracciglio, può ancora dire la sua.
I tifosi del Leeds hanno sempre incoraggiato a gran voce il loro uomo, eppure all'annuncio del verdetto qualche disapprovazione c'è stata, giustamente.



