Giovedì a Milano sarà presentata la Federazione Italiana Pro Boxe. Avremo le prime indicazioni sul futuro di questo sport: il nuovo statuto, le televisioni, sponsor, organizzatori, pugili, arbitri e maestri. Attendiamo risposte...
Giovedì sarà presentata a Milano la FIPB: Federazione Italiana Pro Boxe, quella che il presidente Carlo Nori (foto) chiama “La Casa del Professionismo.” Andrà a sostituire con maggiori poteri la Lega Pro Boxe, avendo ricevuto dalla Fpi la delega assoluta a gestire nel nostro Paese il pugilato professionistico.
Quando in un'intervista di qualche mese fa ho chiesto a Nori di illustrare la sua tabella di marcia, mi ha risposto così: “Elaborare un business plan, redigere lo Statuto e il Regolamento. Incontrare FPI e Coni. Vorremmo creare la FIPB entro il 30 luglio 2014. Il 31 dicembre 2016 l’attività progettuale sarà conclusa, non vogliamo farci trovare con l’acqua alla gola per quella data.”
Ha rispettato quasi tutti gli impegni. Manca il business plan, quello (presumo) lo illustrerà giovedì.
Per far funzionare il sistema servono i soldi. La FIPB andrà a cercare risorse nei diritti televisivi e commerciali, oltre che (in minima parte) nei tesseramenti.
Non so quali siano e quanto possano investire gli sponsor che affiancheranno la nuova avventura, lo scopriremo presto.
Ignoro anche la pianificazione televisiva. RaiSport, Sky, FoxSport2, Mediaset e Sportitalia potrebbe trasmettere le riunioni, ma quale sarà il loro contributo economico? L’idea di una tv monotematica ha una minima possibilità di sviluppo?
Ho la sensazione che le tv rimarranno solo un mezzo per promuovere il pugilato, senza offrire introiti importanti alla neonata FIPB.
Sono molto curioso di conoscere la svolta che Nori e il suo gruppo vorranno dare alla figura dell’organizzatore.
Nel nuovo statuto dovrebbero essere presenti le richieste di garanzie etiche ed economiche (ripristino reale della fidejussione). E non sarà poco.
Nel contempo sarà data una spinta all’organizzatore junior. Un maestro che abbia la necessità o la voglia o l’aspirazione di costituire una Società Sportiva Dilettantistica che organizzi un torneo per neo professionisti o un singolo match, potrà farlo sostenendo un esame presso la Federazione. Dopo un periodo di tirocinio, dopo avere fatto un certo numero di manifestazioni e dopo avere dimostrato onorabilità e solidità economica, potrebbe anche andare a ricoprire il ruolo di organizzatore senior. Ovvero aggiungersi al gruppo di potenziali gestori di eventi importanti inseriti nei palinsesti televisivi.
Attendono pianificazione e risposte importanti arbitri e maestri. La figura più a rischio è la seconda: l'Aiba ne ha minacciato l'espulsione nel caso dovessero continuare a gestire pugili professionisti.
La nuova federazione lavorerà con le sigle maggiori Ebu, Wbc, Wba, Ibf e Wbo. Potrà contare su una base di 170 pugili, con la speranza di aggiungere in breve tempo un centinaio di neo pro.
Insomma la “Casa del Professionismo” ha progetti ambiziosi, non ultima la programmazione di 48 riunioni annuali.
La nuova federazione non è ancora partita che già si sentono sussurri e grida. Ci sono contestazioni a questo e a quello, si mette in discussione ogni punto. Come sempre accade nel pugilato, si tende a dividersi in gruppetti, anziché lavorare tutti assieme.
Anche io ho dei dubbi. Il primo, il più importante, è la presenza televisiva. Chi sarà accanto al pugilato e in che misura contribuirà al suo sviluppo? E’ questo il nodo più grande da sciogliere, perché la tv in passato ha dato e generato guadagni. Ma i tempi sono cambiati, i diritti televisivi della boxe sono precipitati a livelli amatoriali. Bisogna fare i conti con questa realtà. Fino a che punto sarà lecito sperare in un contributo televisivo?
Ecco, rientro anch’io nel gruppo di quelli che aspettano risposte. Ma a differenza di chi protesta, contesta e minaccia scissioni, sono convinto fermamente che questa sia davvero l’ultima spiaggia.
Dietro l’angolo della FIPB c’è solo il nulla. Se dovesse fallire anche questo tentativo, il pugilato professionistico italiano correrebbe il rischio reale di scomparire.
Per venire fuori dalla crisi questo sport ha bisogno di professionalità e rispetto degli impegni da parte dei dirigenti federali, osservanza delle regole e unità di intenti da parte degli operatori di settore, presa di coscienza e maggiore partecipazione da parte degli atleti.
Ho fiducia (non illimitata) nel primo gruppo, ripongo speranze nel terzo. E’ il secondo che mi lascia perplesso. Ma dalla vita non si può avere tutto.
In attesa di conoscere il progetto finale della FIPB mi auguro che tutti capiscano quanto sia importante non creare spaccature. Da soli non si va da nessuna parte.
E in giro, lontani dal gruppo, non ci sono soldi da spartirsi. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti.
Gli organizzatori continuano a lamentarsi di lavorare in passivo, ogni riunione equivale a una remissione. I pugili protestano perché intascano borse ridicole e quasi tutti sono costretti a fare un altro lavoro per sopravvivere. I maestri ripetono sistamenticamente che è solo la passione a portarli in palestra.
Non posso pensare che siano tutte bugie. E allora? Siamo seri. Almeno capiamo fino in fondo il progetto prima di discuterlo. E soprattutto facciamoci una domanda: esiste davvero un'alternativa credibile?



