
Il texano conferma la sua imbattibilità
Di Matteo Biancareddu
Ieri sera, a Sheffield, lo statunitense Errol Spence Jr (22-0-0, 19 KO) ha fatto irruzione nel pantheon della boxe mondiale battendo prima del limite l'inglese Kell Brook (36-2-0, 25 KO), cui ha tolto il titolo IBF dei welter. E' stato un incontro appassionante e drammatico, seguito con il fiato sospeso dalla folla accorsa allo stadio di Bramall Lane per sostenere il beniamino locale. Forte del tifo caloroso e di un piano tattico ben congegnato, Brook si è fatto preferire nella prima metà del match, dove ha imposto la legge del jab e del diretto destro, facendo passare al rivale diversi momenti di seria difficoltà. Spence è rinvenuto con forza nell'ottava tornata, trovando una continuità d'azione a corta e media distanza che gli ha permesso di infilare le sue micidiali combinazioni di ganci e montanti. A quel punto, lo scontro si è infiammato e ha trovato nello statunitense un chiaro padrone: Brook, pur finendo al tappeto, ha resistito stoicamente nel decimo round, che si candida fin da ora al riconoscimento di round dell'anno; poi, scosso e ammaccato, ha poggiato un ginocchio al tappeto e così è restato per l'intera durata del conteggio, ritirandosi dal confronto. Il pubblico, entusiasta per la reazione di Brook nel round precedente, ha fatto sibilare qualche timido fischio, sentendosi forse tradito dall'idolo di casa. Ma l'esito del match, a quel punto, era già scritto e non era che questione di secondi.
Fino alla seconda metà dell'incontro, era difficile ipotizzare che Spence sarebbe venuto a capo del problema posto da Brook; tantomeno che l'avrebbe fatto con modalità così nette e prepotenti. L'inglese, infatti, sembrava da subito il pugile più attrezzato dal punto di vista tattico, ed era senza dubbio l'uomo che dettava e scandiva il tema da seguire. La sua linea strategica era tanto semplice quanto efficace: incrociare o anticipare il jab destro del mancino Spence con il diretto destro o con un jab dalla traiettoria leggermente arcuata, fatto passare sopra il destro dell'avversario. Tenendo la distanza, Brook imponeva il tema tattico che più lo favoriva e che, d'altra parte, il rivale gradiva meno, perché la boxe di Spence, efficacissima a corta e media distanza con un bersaglio fisso, è invece farraginosa e poco lineare da lontano. Lo statunitense, pur avendo qualità tecniche di tutto rispetto, tra cui l'ottimo jab e il pregevole gioco di gambe, è impostato come un picchiatore e combatte come tale: ogni suo colpo è portato con l'esclusivo intento di fare male. Quando però l'avversario non concede un facile bersaglio e nega la distanza utile per gli scambi, Spence denuncia qualche difficoltà. Pur avendo le qualità necessarie per farlo, quindi, lo statunitense faticava a variare la sua boxe, finendo così per fare il gioco di Brook.
L'inglese, da pugile scafato e smaliziato quale ha più volte dimostrato di essere, spezzava sul nascere gli altrui tentativi di accorciare la distanza mediante le solite pratiche sporche, già largamente esibite nel match con Shawn Porter. Ogniqualvolta Spence si abbassasse per evitare il jab di sbarramento ed entrare nella guardia del campione, Brook lo affossava con il gomito sinistro, alla maniera di Wladimir Klitschko, oppure si affrettava a legare e tenere. Difficilmente gli arbitri sanzionano simili azioni, specie se sono messe in atto dal pugile di casa; perciò, anche stavolta, l'inglese le ha potute esercitare senza il minimo disturbo, godendo dei molti vantaggi conseguenti. Un altro vantaggio era spesso offerto a Brook da Spence stesso, la cui boxe ha una particolarità comune a quella di altri mancini, tra cui Manny Pacquiao: lo statunitense, quando attacca, gira verso sinistra invece di spostarsi sulla destra; in questo modo, esce dalla traiettoria dal jab, almeno finché non accorcia la distanza, ma entra in quella del diretto destro, esponendosi quindi al destro d'acchito. E quello era il colpo che Spence pativa maggiormente.

Lo sfidante iniziava a risalire la corrente nell'ottavo round, facendo lievitare il ritmo e l'aggressività in vista della volata finale. Soprattutto, Spence si adeguava al comportamento che l'avversario teneva a corta distanza: come Brook legava e teneva, così lui lo spingeva all'indietro, in modo da ricavare lo spazio necessario per dare continuità alle azioni da vicino. Essendo Spence un peso welter molto fisico, al pari del rivale, i corpo a corpo si risolvevano spesso in suo favore, confermandosi il terreno ideale per la sua boxe. Di lì in avanti, Brook iniziava a subire senza soste: benché continuasse a mettere ottimi colpi, gli assalti di Spence erano ormai arrembanti e continui, tanto da non poter essere contenuti. Il decimo round illudeva forse il pubblico di Bramall Lane, perché Brook, atterrato in apertura e poi sull'orlo del KOT, inscenava una reazione alla Rocky Balboa che suggestionava i suoi sostenitori e sembrava preannunciare un finale di match al calor bianco. Niente di più inesatto: Brook, in realtà, non ne aveva più e lamentava un'enfiagione sotto l'occhio sinistro, che non riusciva più a tenere aperto. Perciò si ritirava nel round successivo, l'undicesimo, togliendo letteralmente l'osso di bocca al pubblico, che inizialmente non capiva la ragione dell'abbandono. Non è da escludersi che l'inglese potesse continuare, ma è certo che non l'avrebbe fatto per molto, perché Spence aveva ormai fiutato il sangue e non avrebbe allentato la morsa fino al KO.
Lo statunitense si conferma imbattuto e riporta Oltreoceano il titolo IBF, che probabilmente sarà oggetto di contesa in un match con Keith Thurman: visti gli ultimi sviluppi, non ci sarebbe altro incontro più sensato e interessante di questo nella categoria, a meno che i mostri sacri Mayweather e Pacquiao non rimettano piede nell'agone per testare i loro giovani eredi. Brook, invece, sembra destinato a salire nei superwelter, con tutte le incognite del caso: se, nei welter, la sua fisicità era un problema quasi insolubile per molti avversari, non lo sarà altrettanto nella divisione superiore, popolata da elementi ben più strutturati e pesanti.




