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Hall of Fame 2023

Alessandro Duran, trentatré volte sul ring per un titolo (italiano, europeo, mondiale)

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di Maurizio Roveri

Per raccontare Alessandro Duran, pugile e uomo, è necessario fare parlare i numeri di 19 anni di attività. Non ha mai cercato scorciatoie, tutto ciò che ha vinto se lo è guadagnato. Sono 17 i match per il titolo italiano (13 vittorie). Nove sfide europee (cinque successi), 7 incontri per il mondiale WBU (3 affermazioni), 33 sfide con un titolo in palio (21 trionfi).
Sempre tra i welter. 
Pugile pro per vocazione. Il maestro ce l’aveva in casa, suo padre Juan Carlos Duran, detto “El Fofro” in Argentina: un fiammifero che s’accendeva di spirito combattivo e di talento, uno che aveva boxato in un’arena come il Luna Park di Buenos Aires prima di trasferirsi in Italia nel 1960. 
Fin da bimbo Alessandro, assieme a Massimiliano che ha due anni in più, guardava in tv quel papà così bravo. Il suo esempio, Alessandro lo porta sempre con sé.
Cominciava con il calcio. Così, per gioco. Un divertimento. La boxe no, non era un gioco. Andava affrontata con infinita passione, massima serietà, sacrificio. 
Alessandro e Massimiliano rinunciavano al football. Sceglievano il pugilato. Consapevoli dell’impegno severo che una disciplina sportiva come questa richiedesse. Lo facevano per far felice il papà? No. Anzi, quando i suoi figlioli gli avevano confessato il progetto, lui aveva risposto: Siete matti? 
L’ex-campione d’Europa se li ricordava bene tutti i sacrifici che aveva dovuto fare. Il pugilato è troppo duro. Diceva. 
Però loro insistevano. Promettevano a Carlo e a mamma Augusta che avrebbero preso questo sport con la massima serietà, senza trascurare gli studi. 
E così è stato.
Alessandro aveva 18 anni e un sogno: diventare professionista. Era il 1983. In Italia il regolamento non permetteva ai dilettanti di fare il grande salto prima del 21esimo anno. Il ragazzo si sentiva pronto. E allora, padre e figlio andavano negli Stati Uniti, a Chicago. Quaranta giorni di intensi allenamenti nella palestra di un anziano allenatore e manager italo-americano. Nella zona più brutta della città. Sguardi duri attorno al novellino di Ferrara. Una cinquantina di pugili che si battevano per cercare di emergere. Lì la fame la toccavi con mano. Nessuno regalava niente al ragazzo dalla faccia pulita. Alessandro non si spaventava, accettava le sfide. 
E allora succedeva che un giorno Frank Tomaso, che dirigeva la palestra, proponeva a Carlo di fare combattere il figliolo. Lo inseriva in un evento al “DiVinci Manor”. Okay, diceva Alex (come lo chiamano in palestra). Ed era così che avveniva, a sorpresa, il debutto da professionista. Contro il messicano Victor Perez, anche lui all’esordio ma con 109 match da dilettante alle spalle, mentre Duran… aveva fatto appena 8 incontri prima del salto. Alessandro vinceva bene. 
Quando gli ho chiesto quale fosse stata l’emozione più forte in 19 anni di carriera, mi ha risposto: “Quel 9 luglio 1983, a Chicago. Debuttare da professionista in America, così giovane e in un contesto molto differente da quello al quale ero abituato: un’esperienza unica. Che inoltre avveniva in una situazione delicatissima, per me e per mio papà. La nostra iniziativa è presa male dalla Federazione Pugilistica Italiana. Ho dimostrato, con la mia carriera, che avevo ragione. Infatti, dopo tanti anni, quella regola dei 21 anni viene abolita. Ma io, per avere avuto il coraggio di infrangere un regolamento sbagliato, ne pago le conseguenze”.
Diciotto mesi di squalifica.
Il 25 ottobre 1985 combatteva da pro anche in Italia, a Ferrara. L’avversario er Apollo Sewawa, ugandese. Alessandro gli sparava un magistrale gancio destro al quinto round e vince per KO. 
Titoli italiani. 
Ne ho fatti 17, e quel numero è stato a lungo snobbato. Perchè si tende a non dare la giusta importanza al campionato italiano. Io ne vado fiero. Ha un suo valore. È la base.
La tragedia si abbatteva sulla famiglia Duran. Papà Carlo se ne andava via per sempre in un incidente stradale, quel maledetto 2 gennaio 1991. I ragazzi perdevano il loro eroe, il punto di riferimento. Reagivano dimostrano coraggio. Massimiliano era già diventato campione del mondo. Con un match-capolavoro, nel luglio 1990 a Capo d’Orlando, aveva costretto Carlos De Leon a vivere una notte di frustrazione.  
Alessandro si stava destreggiando fra le curve del titolo italiano. Nella seconda metà del 1996 passava da Pasquale Perna, valoroso sfidante campano per il tricolore, a Gary Murray mancino sudafricano (28-1-0). Era il campione mondiale WBU in carica. Guascone dalle origini scozzesi, si presentava sul ring di Sanremo pensando di fare una “passeggiata”. Partiva all’attacco sferrando colpacci che però colpivano l’aria. Quando si accorgeva che l’italiano aveva buona tecnica e lo mandava spesso a vuoto, perdeva il controllo. Si gettava in maniera scomposta su Ale. Costringeva l’arbitro statunitense Dale Grable a squalificarlo per scorrettezze. 
Era il 26 ottobre 1996. 
Quattro mesi più tardi, la rivincita. A Ferrara. Il sudafricano cercava la battaglia. Alessandro imponeva la tecnica. Vittoria chiara ai punti.
E dopo Murray, sotto con Peter Malinga, origini zulu, muscolatura possente, la dinamite nei cazzotti. Combattimento in programma in Sicilia, a Palma di Montechiaro, 30 luglio 1997. Avveniva un fattaccio. Sul finire della terza ripresa, l’arbitro americano Tony Orlando andava a mettersi tra i due pugili, per separarli dopo un corpo a corpo. Nel farlo abbracciava Duran, praticamente bloccandolo. Alessandro così non si accorgev che l’altro gli stava piombando addosso con una tranvata. Duran piegava le gambe. Sul suono del gong Malinga portava un altro colpo. Il referee non si rendeva conto della situazione. E decretava Duran ko. Un verdetto che scatenava infinite polemiche. Tanto che veniva accordata la rivincita immediata.
Tre mesi più tardi, sul ring di Ferrara, Duran si trovava nuovamente faccia a faccia con Malinga. Inquadrava il velenoso avversario. Studiava con Massimiliano, che lo allenava, una strategia che si rivelava perfetta nel togliere pericolosità al destro di Malinga. Probabilmente questo è stato, dal punto di vista tattico, il suo capolavoro.
Ancora due sfide per il mondiale WBU dei welter. Le più appassionanti, le più seguite a livello mediatico. Alessandro Duran contro Michele Piccirillo. Pugili dall’espressione tecnica notevole. Grande rivalità. Piccirillo arrivava all’evento con 25 successi in 26 match. Sede del mondiale il PalaCatania. Duran partiva bene, andava a segno, non si faceva colpire. Piccirillo, dopo avere studiato le mosse del rivale, rompeva gli indugi. Scorgeva il ferrarese alle corde, non perfettamente in guardia, e con ottima scelta di tempo lo infilava con un destro efficace. Alessandro era al tappeto. Quando si rialzava, chiuso in un angolo, non riusciva ad arginare il turbine di colpi. Saggiamente il manager, Salvatore Cherchi, lanciava l’asciugamano. 
Anche per questo mondiale, c’era una rivincita. Piccirillo difendeva il titolo in casa. A Bari. Il combattimento andava in scena al PalaLaforgia il 19 ottobre 1998 ed era uno di quelli che sarebberoentrati nella storia del pugilato italiano. Dodici riprese vibranti. 
Forse le più entusiasmanti disputate tra due italiani, dai tempi delle sfide tra Nino Benvenuti e Sandro Mazzinghi”, così le ha definite lo scrittore Gualtiero Becchetti in un libro.
Il verdetto, ai punti, premiava Piccirillo. 
Quella battaglia fra me e Piccirillo, a Bari, è stata una grande immagine di vera boxe. Se un combattimento così l’avessero fatto due americani, sarebbe stato celebrato per anni”, afferma oggi Duran.
Alessandro era finito. Così pensava la gente.
Invece no.
Sapeva fare la boxe. Aveva esperienza e maturità. E tanta passione. 
Si tuffava sull’Europa.
Altri combattimenti aspri, altri avversari valorosi. La strada dei sogni era fatta di sfide.  Alessandro incontrava i migliori. Maxym Nesterenko, Andrey Pestryaev due volte di fila, Ramon Escriche, Thomas Damgaard, di nuovo Maxym Nesterenko, poi Douglas Bellini e Christian Bladt. 
Cinque volte saliva sul trono dell’EBU. 
Chiudeva l’attività, 51 vittorie in 63 match, con un tranquillo incontro a Rijeka sui 4 round. Proprio come il primo combattimento da professionista, a Chicago diciannove anni e quattro mesi prima.
Sceso dal ring diventava maestro nella Pugilistica Padana Ferrara, assieme a Massimiliano. Per un periodo, tra il 2013 e i primi mesi del 2015, ha allenato anche Simona Galassi. 
Da cinque anni si fa apprezzare come voce tecnica di DAZN.

LA CENA DI GALA DELLA HALL OF FAME ITALIA 2023
SI SVOLGERA' A PALAZZO ALBICINI (CORSO GARIBALDI 80, FORLI')
PRENOTAZIONI  ALLO 0543.550608 / 3391415615
  
(costo: 38 Euro, fino a esaurimento posti)  Orario di inizio 20:15.

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Cinque personaggi entreranno nella Casa della Gloria. Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2023 i campioni del mondo Salvatore Burruni, Silvio Branco, Alessandro Duran, Stefano Zoff e l’arbitro internazionale Angelo Poletti.


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