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Hall of Fame 2025

Lopopolo, campione per palati fini. Il capolavoro contro Carlos “El Morocho” Hernandez

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Comincia oggi il racconto dei sei personaggi
che entreranno quest’anno
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano. 
1. Sandro Lopopolo 

 

di Vittorio Parisi

La prima volta che ho visto Sandro Lopopolo di persona eravamo nella bolgia di Assago quando Giovanni Parisi pareggiò difendendo il suo titolo WBO in un drammatico incontro contro il messicano Bolillo Gonzalez. Lopopolo, in piedi fra due settori, inveiva contro l’angolo di Parisi che a suo dire stava sbagliando tattica e mi avvicinai chiedendogli cosa Giovanni dovesse fare e lui me lo spiegò con la stessa lucidità e freddezza che aveva mostrato per anni sul ring. Adesso, celebrandone il ricordo, mi domando cosa vorrebbe dire per il pugilato italiano del secondo decennio del secolo avere un pugile come lui, quando un titolo mondiale e una medaglia d’argento olimpica non ce li sogniamo nemmeno più. 
Forse Lopopolo era nato nel periodo sbagliato, quando la boxe in Italia radunava decine di migliaia di spettatori, quando le attenzioni dei tifosi erano concentrate soprattutto sulla rivalità Benvenuti-Mazzinghi, sulle speranze poggiate sul peso massimo De Piccoli e infine sulla prepotente ascesa di Bruno Arcari, tutti nomi, assieme al suo e a quello di Carmelo Bossi, da far venire la pelle d’oca e qualche luccicone agli occhi. Lopopolo era invece quel tipo di pugile per palati fini, non uno di quelli che ti facevano sobbalzare sulla sedia alla Mazzinghi, non uno di quelli che mandavano il mondo dello spettacolo in brodo di giuggiole come il grande Nino, ma uno che sul ring ragionava da freddo e lucidissimo calcolatore. Gli fu addebitata qualche serata-no di troppo, come se una serata-no non possa capitare a chiunque, compresi i campioni di cui sopra, ma quelle di Lopopolo, chissà perché, facevano più notizia.
Nato a Milano da una famiglia pugliese originaria di Bisceglie, Lopopolo era stato campione italiano dllettanti nei pesi piuma e medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma del 1960 nei pesi leggeri. Nel povero pugilato di quei tempi, dove i dilettanti lo erano per davvero, viveva facendo il fattorino dopo avere fatto anche il raccattapalle al Tennis Club Milano. Altra Italia, altri tempi davvero. Il suo passaggio al professionismo non fu accolto con grandi speranze ma Lopopolo aveva al suo fianco un grande tecnico come il leggendario Steve Klaus e un organizzatore come Vittorio Strumolo che operava su Milano.  Il titolo italiano professionisti arrivò a fine 1963 nella nuovissima categoria dei pesi superleggeri di cui Lopopolo è quindi stato il primo campione italiano battendo il co-sfidante Francesco Caruso. Difeso il titolo battendo Giordano Campari e Massimo Consolati Lopopolo lo perse contro Piero Brandi contro il quale lo riconquistò in rivincita. Il percorso in crescita di un pugile prevedeva allora prima il titolo italiano con alcune difese, poi la conquista del titolo Europeo e, se anche questo veniva vittoriosamente difeso, forse una possibilità mondiale. Per Lopopolo invece non fu così perché la conquista europea la fallì perdendo a San Juan de Tenerife contro lo spagnolo Juan Albornoz, un pugile molto esperto anche se piuttosto fragile.  Fu Rino Tommasi a offrire a Lopopolo l’inaspettata possibilità di affrontare il campione del mondo WBC, il venezuelano Carlos “El Morocho” Hernandez, al PalaEur di Roma il 29 aprile 1966.  Hernandez forse non era un pugile di grandissimo livello tecnico ma era, come tradizionalmente sono molti pugili di quella terra, uno spaventoso picchiatore. Se ti prendeva bene era finita, e aveva conquistato il titolo superando ai punti un fuoriclasse come Eddie Perkins, antico e ultimo rivale di Duilio Loi. Hernandez veniva da una sconfitta prima del limite subìta fra i pesi leggeri contro il fuoriclasse panamense Ismael Laguna ma ben pochi davano possibilità di vittoria a Lopopolo.  Tommasi sosteneva che fu lui a dare a Lopopolo il consiglio tattico giusto ma nei fatti Hernandez si trovò di fronte non solo il miglior Lopopolo mai visto ma anche uno che, contrariamente alle attese, gli portò via l’iniziativa attaccandolo e prendendolo sul tempo. Quando Hernandez si rese conto che il vantaggio di Lopopolo si faceva consistente e reagì era troppo tardi. Nonostante un atterramento subìto nell’ultimo round Lopopolo finì in piedi le 15 riprese in uso all’epoca e diventò campione del mondo con un verdetto a maggioranza, cioè due giudici a suo favore e uno che si espresse per un pareggio.
Fu sicuramente il punto più alto della carriera di Lopopolo che difese sì vittoriosamente il titolo battendo prima del limite sempre a Roma un altro venezuelano, Vicente Rivas contro il quale aveva perduto un match a Caracas poco prima in circostanze strane (il verdetto ai punti fu cambiato dalla commissione locale quando i giudici si erano espressi per un pari), ma che poi lo perse in Giappone contro il picchiatore hawaiano-giapponese Takeshi Fuji quando l’angolo dell’italiano lo bloccò dopo 3 atterramenti al 2° round e troppi colpi presi senza difesa di fronte a un arbitro inerme. 
Lopopolo non ebbe più una occasione mondiale né si realizzò il tanto vagheggiato scontro contro Bruno Arcari, non solo, gli sfuggì anche il titolo europeo. L’Italia era vista allora come un terreno sul quale fosse molto difficile per un pugile ospite vedersi riconoscere i meriti ma nel 1970 a Montecatini avvenne esattamente il contrario quando i giudici consegnarono una vittoria inesistente al francese Rene Roque. Molti anni dopo lo ricordai a Lopopolo che mi rispose tranquillamente: “Quella sera mi hanno proprio fregato…”.  La scena si ripetè a Parigi nel 1972 contro Roger Zami e allora Lopopolo decise di passare fra i pesi welter.  Gli fu subito offerta la chance europea contro il francese Roger Menetrey a Grenoble. Menetrey era un altro picchiatore, uno che avrebbe poi tenuto 15 riprese mondiali contro un mostro di bravura come Jose Napoles e Lopopolo, ormai trentatreenne e al settantaquattresimo incontro era consapevole di essere all’ultima possibilità.  Fece un match splendido dando una lezione di tecnica al francese ma finì la benzina al tredicesimo round quando Menetrey riuscì a vincere prima del limite su un avversario esausto. Ancora un incontro di saluto e il definitivo ritiro.
Il suo posto nella Hall of Fame è ora davvero doveroso.

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Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì. 
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615) 
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

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HALL OF FAME EDIZIONE 2018

MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri

HALL OF FAME EDIZIONE 2019

PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.

HALL OF FAME EDIZIONE 2020

(Rinviata per pandemia da Covid-19)

HALL OF FAME EDIZIONE 2021

PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI  
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004

HALL OF FAME EDIZIONE 2022

PIONIERI 
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo

HALL OF FAME EDIZIONE 2023

MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei

HALL OF FAME EDIZIONE 2024

MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC

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