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Hall of Fame 2025

Rocco Agostino. Un manager, quattro pugili al titolo mondiale

rocco

 

Quarta puntata sui sei personaggi 
che entreranno quest’anno 
nella Hall of Fame del Pugilato Italiano. 
1. Sandro Lopopolo 
2. Rino Tommasi
3. Mario Ireneo Sturla
4. Rocco Agostino

 

di Dario Torromeo

Rocco Agostino aveva una voce aspra e cantilenante, era la prima cosa che ti colpiva di lui. Si portava dietro la fantasia dei napoletani e la concretezza dei genovesi.
Era figlio di Giuseppe e Maria.
Guidava i tram. Durante la Seconda guerra mondiale aveva vissuto a Napoli, dove si era arrangiato facendo anche un po’ di borsa nera.
Gli piaceva ricordare quei tempi.
I marciapiedi della città sono stati la mia Università.
Nel primo dopoguerra aveva sposato Carla, avevano avuto due figlie.
Ivana Maria, a 21 anni, aveva preso i voti con le Figlie di Maria Vergine Immacolata, suore degli ammalati, a Savona. Suonava il piano, la chitarra, l’organo. Aveva studiato biologia. Qualche volta si metteva davanti alla televisione, ma solo per vedere il papà.
L’altra figlia, Marina, aveva scelto un’altra strada. Titolare di un’azienda che produce pesto per ristoranti e supermercati.
Agostino era un manager all’antica. Uno di quelli che riusciva a dare la carica ai suoi boxeur. 
Londra, 25 febbraio 1976.
Rocco non si lanciava in lunghi proclami, non si perdeva in consigli tecnici. Sapeva che il suo assistito era pronto a cambiare la storia. Gi serviva solo una spinta psicologica, una sorta di grido di guerra. Quell’urlo lo lanciava. Conosceva a fondo le motivazioni che spingevano Cotena. Voleva comprarsi una casa. Il compenso che prendeva per la difesa londinese e, se fosse andata bene, quello che avrebbe incassato per la successiva difesa con Nevio Carbi avrebbero potuto chiudere l’affare.
Rocco glielo aveva ricordato.
Allora ‘sta casa, ta vuò accattà o no?
Elio si scatenava, batteva Vernon Sollas, diventava campione europeo in Inghilterra.
Fermo su alcuni dogmi pugilistici tradizionali, Agostino guardava con diffidenza le novità in arrivo. Ma aveva l’intelligenza di volere conoscere quale tipo di sperimentazione il pugile proponesse, prima di esprimere un giudizio.
Gli è capitato più volte con Patrizio Oliva, un binomio che ha funzionato a meraviglia. Titolo italiano, europeo e mondiale in cassaforte.
Quando gridava, lo sentivi in tutto il Palasport. Dicevano che il suo stile ricordasse un po’ quello di Mickey, l’uomo d’angolo di Sylvester Stallone nella serie di film su Rocky. O, meglio, ricordasse Burgess Meredith, l’attore che aveva portato il coach dalla sceneggiatura allo schermo.
C’era molta verità in quell’affermazione.
Rocco preparava Arcari nella palestra Mameli, quella dei maestri Alfonso Speranza e Armando Consa. L’organizzatore era Rino Tommasi.
Gestiva Arcari, evitando anche qualche trappola.
Aveva respinto al mittente un tentativo di corruzione.
Bruno doveva giocarsi l’europeo a Vienna contro Orsolics. A una settimana dal match ricevevo una strana telefonata. Un tizio, che diceva di essere nel clan di Orsolics, mi offriva un milione e mezzo di lire per perdere. Era il 1968, lavoravo ancora nell’Azienda Tranviaria e quelli per me erano un sacco di soldi. Mettevo giù il telefono, non lo degnavo neppure di una risposta. E per far capire agli organizzatori austriaci che con noi c’era poco da scherzare, portavo a Vienna dei pesi realizzati dall’Ufficio Simmetrico di Genova per un totale di 63,504 kg. Il limite esatto della categoria dei superleggeri. Al posto di Arcari sulla bilancia mettevo i pesi. Si scatenava l’inferno, ma ottenevo l’effetto desiderato. Orsolics scompariva per un’ora. Faticava a rientrare nel limite. Gli organizzatori avevano provato a fregarci.
Arrivava al mondiale con Massimiliano Duran che, in una splendida e magica notte in terra di Sicilia, batteva Carlos De Leon. Vinceva il titolo con Mauro Galvano, che sconfiggeva Dario Matteoni.
Raccontava Galvano.
Rocco è uno che devi rispettare. Quando sei sul ring e lui è all’angolo, hai talmente paura di lui che non ha più tempo né voglia di avere paura del tuo avversario.
Aveva conosciuto momenti di grande gioia, aveva vissuto una tragedia che non aveva mai dimenticato.
Mi hanno accusato di avere mandato allo sbaraglio Angelo Jacopucci. Ebbene, lo ripeto per l’ennesima volta, quello era l’unico modo per vincere, e i miei uomini salgono sul ring per raggiungere questo scopo. Ciò non vuol dire che incitassi Angelo ad accettare la bagarre. I miei consigli lo invitavano ad anticipare Minter.
Mi hanno accusato di essere insensibile al dolore, quello che porto dentro pochi lo possono capire. Debbo però andare avanti, è il mio lavoro. 

hall

Sabato 25 ottobre, a Palazzo Albicini (Corso Garibaldi 80, Forlì), dalle ore 20:15 si terrà la settima edizione della Hall of Fame del Pugilato Italiano. Una manifestazione ideata e organizzata da boxeringweb, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale di Forli e la collaborazione dell'Edera Boxe Forlì. 
La serata di gala sarà aperta a tutti (Per informazioni o prenotazioni telefonare al numero 3391415615) 
Il Comitato Direttivo (Gualtiero Becchetti, Flavio Dell’Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi e Dario Torromeo) ha scelto per il 2025 sei grandi personaggi del mondo pugilistico.
Sandro Lopopolo (ritira la targa il figlio Stefano)
Medaglia d’argento all’Olimpiade di Roma ’60 nei leggeri.
Campione italiano e campione del mondo Wbc dei superleggeri.
Vincenzo Nardiello
Campione europeo e mondiale Wbc dei supermedi.
Cristian Sanavia
Campione italiano ed europeo dei medi, campione del mondo Wbc dei supermedi.
Rocco Agostino (ritira la targa il maestro Paolo Celano)
Uno dei più importanti allenatori e procuratori nella storia della boxe italiana. Ha portato al titolo mondiale Bruno Arcari, Patrizio Oliva, Massimiliano Duran e Mauro Galvano.
Rino Tommasi (ritira la targa il figlio Guido)
Giornalista, conduttore televisivo e telecronista. Organizzatore di Pugilato dal 1959 al 1970. Ha seguito tredici edizioni dei Giochi Olimpici.
Mario Ireneo Sturla
Presidente Commissione Nazionale Studi e Ricerche FPI, presidente Commissione Medica Europea EBU, D-Chairman Commissione Medica Mondiale WBC.

Albo

HALL OF FAME EDIZIONE 2018

MODERNI
Nino Benvenuti - oro Giochi di Roma '60 welter; mondiale pro superwelter e medi
Patrizio Oliva - oro Giochi di Mosca '80 superleggeri; mondiale pro superleggeri
Maurizio Stecca - oro Giochi di Los Angeles '84 gallo; mondiale pro piuma
Giovanni Parisi - oro Giochi di Seul '88 piuma; mondiale pro leggeri e superleggeri

HALL OF FAME EDIZIONE 2019

PIONIERI
Primo Carnera - Mondiale massimi
MODERNI
Sandro Mazzinghi - Mondiale superwelter
Bruno Arcari - Mondiale superleggeri
Gianfranco Rosi - Mondiale superwelter
Francesco Damiani - Mondiale massimi
Simona Galassi - Mondiale mosca e supermosca.

HALL OF FAME EDIZIONE 2020
(Rinviata per pandemia da Covid-19)

HALL OF FAME EDIZIONE 2021

PIONIERI
Anacleto Locatelli – Europeo leggeri
MODERNI  
Duilio Loi – Mondiale superleggeri
Loris Stecca – Mondiale supergallo WBA
Sumbu Kalambay – Mondiale medi WBA
Massimiliano Duran – Mondiale massimi leggeri WBC
Roberto Cammarelle – Oro Giochi di Pechino 2008, argento Londra 2012, bronzo Atene 2004

HALL OF FAME EDIZIONE 2022

PIONIERI 
Enrico Venturi – Europeo leggeri
MODERNI
Mario D’Agata – Mondiale gallo
Rocky Mattioli – Mondiale superwelter WBC
Valerio Nati – Mondiale supergallo WBO
Michele Piccirillo – Mondiale welter IBF
Umberto Branchini – Manager di undici campioni del mondo


HALL OF FAME EDIZIONE 2023

MODERNI
Salvatore Burruni - Mondiale mosca WBC/WBA
Silvio Branco - Mondiale mediomassimi WBA
Alessandro Duran - Mondiale welter WBU
Stefano Zoff - Mondiale leggeri WBA
Angelo Poletti - Arbitro internazionale, 25 mondiali, 37 europei

HALL OF FAME EDIZIONE 2024

MODERNI
Giovanni De Carolis - Mondiale supermedi WBA
Rodolfo Sabbatini - Organizzatore internazionale, ha portato in Italia i fuoriclasse Marvin Hagler e Carlos Monzon.
Massimo Barrovecchio - Due volte miglior arbitro del mondo per il WBC

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