“Contro Minter il sangue mi impediva di vedere. Così ero felice quando mi colpiva: voleva dire che mi era vicino e che anche io potevo colpirlo..."
Chi pratica il pugilato generalmente ha fama di essere particolarmente coraggioso, anche se qualche volta capita che un pugile venga accusato di eccessivo timore o di una particolare paura di vincere.
Di tutti i pugili che mi è capitato di vedere, uno dei più coraggiosi in assoluto, tanto da sfiorare l’incoscienza, è stato Vito Antuofermo. Originario della provincia di Bari ma trasferitosi giovanissimo a Brooklyn (NY) è stato un altro di quegli esempi in cui la forza di volontà, il coraggio e la determinazione possono superare anche evidenti lacune tecniche.
Dopo un inizio di carriera svolto quasi interamente negli Stati Uniti agli inizi degli anni Settanta combattendo contro avversari non particolarmente eccelsi , diventò campione europeo nel 1976 battendo a sorpresa ai punti il tedesco Eckhard Dagge nei pressi di Berlino. Purtroppo il titolo durò poco perché nel corso dello stesso anno fu sconfitto a Roma dal forte britannico Maurice Hope per kot subito nella quindicesima ed ultima ripresa al termine di un match equilibrato e drammatico in cui Antuofermo ebbe notevoli problemi per fare il peso. Qualche anno più tardi dopo un prestigioso successo ai punti in America contro il quotato Bennie Briscoe, Vito ebbe la grande occasione di battersi per il titolo mondiale dei pesi medi nell’estate del 1979 contro il campione del mondo in carica: l’argentino Hugo Corro, pugile forte e scorbutico e contro il quale, al termine di un match combattuto ma bruttino riuscì a conquistare a sorpresa, un titolo mondiale importante e inaspettato.
Ma fu contro il “Meraviglioso” Marvin Hagler che il pugile italo-americano fece la grande impresa, costringendo al pari il grandissimo campione di Brockton , dopo 15 riprese in cui Antuofermo cercò di ribattere colpo su colpo le terribili bordate del suo sfidante. Probabilmente il verdetto fu abbastanza generoso con Vito e premiò l’incredibile coraggio dimostrato. Ma il suo incontro più disperato che ricordo fu quello di rivincita nel 1980 a Londra contro il picchiatore inglese Alan Minter che gli aveva strappato il titolo alcuni mesi prima a Las Vegas. Il match fu subito drammatico con Antuofermo ferito profondamente all’arcata sopraccigliare che gli compromise gravemente la vista e che lo costrinse alla resa dopo 8 riprese terribili.
Fu sùbito dopo quell’incontro che Antuofermo disse una cosa impressionante: “Per colpa del sangue non vedevo più niente. Per questo quando sentivo i suoi colpi ero contento, perché voleva dire che era vicino a me e che anche io potevo colpirlo.”
Dichiarazioni che dimostravano un coraggio quasi disumano, che ovviamente non era sufficiente ad andare oltre certi livelli ma che bastò per farne un grande protagonista del nostro pugilato.
Peccato che negli ultimi anni della sua gloriosa carriera l’estrema fragilità delle arcate sopraccigliari lo costrinse ad abbandonare l’attività nel 1985 a soli trentadue anni.



