21 Novembre 1987:
Edwin Rosario vs Julio Cesar Chavez…la leggenda continua ?

di Roby Maddonini
Domani , 21 Novembre, ricorrerà il trentacinquesimo anniversario di un match che ha segnato un’epoca, quando i campioni veri il più delle volte si cercavano per sfidarsi invece di evitarsi, anche a rischio di vedersi ridimensionare immagine e carriera in caso di sconfitta. Nel nostro caso stiamo parlando del campionato del mondo dei pesi Leggeri versione WBA tra il detentore portoricano Edwin Rosario e lo sfidante messicano Julio Cesar Chavez, che per l’occasione salì di categoria lasciando vacante il titolo dei Superpiuma WBC che deteneva da tre anni e difeso con successo in ben nove occasioni respingendo tra gli altri gli assalti di pugili del calibro di Ruben Castillo, Roger Mayweather, Rocky Lockridge e Juan Laporte. Anche per questo il messicano malgrado il salto di categoria il 21 Novembre 1987 salì sul quadrato dell’Hilton di Las Vegas con i favori dei pronostici malgrado ad attenderlo ci fosse uno dei più quotati picchiatori dell’epoca, che a sua volta poteva annoverare in carniere gli scalpi di Josè Luis Ramirez, Frankie Randall, Livingstone Bramble e Juan Nazario.

Julio Cesar Chavez (56-0-0, 46 Ko’s), Messico, 25 anni. Di famiglia poverissima nacque nella provincia di Sonora, più precisamente a Ciudad Obregon, per poi spostarsi insieme ai nove fratelli a Culiacan nella penisola di Sinaloa, una delle zone più pericolose e violente del pianeta, tristemente nota per i cartelli
della droga e per la corruzione dilagante a tutti i livelli, organi di sicurezza compresi. Figlio di un ferroviereentrò in palestra a sedici anni e dopo solo un anno e 14 incontri da dilettante tentò di sbarcare il lunario esordendo tra i professionisti nel Febbraio del 1980. Mai scelta fu più azzeccata dato che nei quattro anni seguenti collezionò una striscia di 43 vittorie consecutive corredate da ben 37 soluzioni prima del limite. Con tale score le porte di una sfida iridata si schiusero a furor di popolo il 13 Settembre 1984, quando sul ring dell’Olympic Auditorium di Los Angeles, davanti ad un pubblico quasi esclusivamente tricolore andò in scena il derby fratricida contro il connazionale Mario Martinez, valevole per il vacante titolo WBC dei Superpiuma che Chavez risolse da par suo per KOT all’ottavo round. Da quel momento e nei tre anni successivi ebbe inizio un vero e proprio regno incontrastato e di pari passo prese forma la leggenda del pugile messicano, che sbaragliò il campo da qualsiasi possibile avversario credibile. Come accennato in precedenza sotto i suoi colpi caddero nove sfidanti tra i quali risaltano in sequenza lo statunitense di origine messicana Ruben Castillo (KOT6), gli americani Roger Mayweather, zio del più noto Floyd, (KOT2), e Rocky Lockridge (MD12) che gli rese la vita difficile quasi quanto seppe fare il portoricano Juan Laporte (UD12) in un match leggendario. Per trovare avversari all’altezza non restava che salire di categoria.

Edwin “ElChapo” Rosario (31-2-0, 24 Ko’s), Portorico, 24 anni. Nato a Toja Baia di Portroricoentrò in palestra ispirato dal fratello maggiore Luis, che tra gli addetti ai lavori era considerato un vero e proprio predestinatoprima di morire di overdose nel 1981. Due anni prima nel 1979 Edwin aveva invece esordito tra i professionisti a sedici anni ancora da compiere, sotto l’egidia di Bill Cayton e Jim Jacobs, gli stessi managers di Mike Tyson che ne affidarono la crescita tecnica alle sapienti mani di MannySiaca ed Eulalio Medina. E i due fecero evidentemente un gran bel lavoro se è vero che nei due anni seguenti Rosario inanellò ben 21 vittorie consecutive con il solo James Martinez ad aver l’onore di sentire il suono dell’ultima campana. Con queste credenziali il portroricano si presentò l’1 Maggio 1983 sul ring di San Juan di Portorico per contendere al leggendario idolo messicano Josè Luis Ramirez il prestigioso titolo mondiale dei Leggeri WBC lasciato vacante da Alexis Arguello. Missione compiuta dopo 12 equilibratissimi rounds. Ne seguirono due vittoriose difese, ma se la prima contro Roberto Elizondo venne risolta dal portoricano per KOT al primo round di ben altro tenore fu la seconda contro lo statunitense Howard Davis Jr, già medaglia d’oro olimpica dei Leggeri a Montreal 76’ che si arrese soltanto davanti ai cartellini dei giudici per Split Decision. La terza difesa coincise invece con la prima sconfitta in carriera, per mano di quello stesso Ramirez al quale aveva conteso il titolo un anno e mezzo prima e che si prese così la rivincita vincendo per KOT al quarto round dopo aver assaggiato a sua volta il tappeto nella seconda e nella quarta ripresa.

Un match così intenso non poteva che essere premiato a fine anno come “Match of the Year 1984” dalla prestigiosa rivista The Ring. Quattro vittorie nei dodici mesi seguenti, tra le quali spicca quella ai punti in dieci roundscontro l’imbattuto americano Frankie Randall, rimisero in quota Rosario al quale venne offerta la possibilità di riprendersi il titolo WBC dei Leggeri in un derby contro l’imbattuta e favoritissima stella portoricana Hector “Macho” Camacho sul prestigioso quadrato del Madison Square Garden di New York. Le aspettative non vennero deluse e l’incontro si risolse ai punti per Split Decision a favore del campione con un controverso verdetto ai punti per molti ritenuto ingiusto. Tanto che a Rosario, uscito comunque ingigantito dalla sfida agli occhi dell’opinione pubblica, venne subito concessa nel giro di tre mesi l’opportunità di una nuova sfida, questa volta per la versione WBA , contro il quotatissimo coloured americano Livingstone Bramble, già giustiziere di Ray “Boom Boom” Mancini in un match passato alla storia. Rimasto scottato Rosario questa volta decise di non rischiare di doversi affidare nuovamente ai cartellini dei giudici e spedì nel mondo dei sogni Bramble in soli due rounds tornando quindi campione per la seconda volta. Vittoria che tra l’altro venne premiata a fine anno da The Ring Magazine con il “Comeback of the Year 1986”. Altre due vittoriose difese, la prima contro l’improponibile americano Roger Brown (KO2), la seconda respingendo il quotato connazionale Juan Nazario (KOT) portarono quindi Rosario ad accettare il guanto di sfida lanciatogli da Julio Cesar Chavez.



