
Ieri notte, sul ring del Dome di Parigi, il 26enne oro di Rio 2016, Tony Yoka (5-0-0; 4 ko), ha portato a termine il proprio “compitino” senza particolari difficoltà, dal momento che il coetaneo inglese di Conisbrought, David Allen (14-3-2; 10 ko), ha confermato tra le sedici corde e anche sotto l’aspetto prettamente tecnico, la palese differenza che lo separa dal transalpino dal punto di vista atletico, come si era potuto constatare già alle operazioni di peso. Alla fine del combattimento, si può affermare che le due cose più interessanti accadute nella serata parigina siano state il soddisfacente debutto di Yoka sulla distanza dei dieci round e soprattutto le poche ma significative parole che ha rivolto al folto pubblico, direttamente dal microfono al centro del quadrato. “Non ci vedremo per un po’ di tempo-Ha detto il colosso transalpino-Io però che ci sarete sempre qui e continuerete a sostenermi”.
Evidente, in tale espressione, la sua preoccupazione (molto motivata…) per ciò che l’attende il prossimo 4 Luglio, quando l’Agenzia Nazionale Antidoping potrebbe comminargli una squalifica di due anni, per non essersi reso reperibile per ben tre volte ai test per l’accertamento sull’eventuale assunzione di sostanze proibite.
Tornando all’incontro, dall’andamento scontato e per certi versi monotono proprio a causa della netta superiorità del pugile di casa, bisogna riconoscere che “White Rhino”, com’è soprannominato Allen, ha fatto tutto quanto poteva, vale a dire poco, incassando un’infinità di colpi dal primo all’ultimo istante, pagando un duro prezzo di fronte ad un avversario di 10 cm. più alto e dalla muscolatura esplosiva, a fronte della sua, "mimetizzata" sotto abbondanti cuscinetti di grasso. Forse anche per sperimentare la tenuta alla distanza, Anthony Yoka non ha affondato comunque mai combinazioni particolarmente efficaci e Allen, in alcune occasioni sparring-partner di Joshua, ha dato la sensazione di mirare soltanto a minimizzare il pedaggio che doveva pagare per la netta inferiorità tecnica e atletica. Sostanzialmente, si è trattato di una seduta d’allenamento o poco più per Yoka e soltanto all’inizio della decima e ultima ripresa ha premuto il piede a tavoletta sull’acceleratore, costringendo David Allen al tappeto. A quel punto, l’arbitro Christophe Fernandez ha sospeso il combattimento, sollevando le proteste dell’inglese che, come tutti i pugili d’Oltremanica, é orgoglioso e stoico, ma anche recenti e tragici fatti di ring proprio in Francia hanno saggiamente consigliato il direttore di gara a porre fine ad un match ormai scontato e quasi rischioso.
Nel sotto-clou, il 26enne bronzo olimpico Souleymane Cissokho opposto all’esperto messicano Carlos Molina, ex- mondiale IBF, ha ottenuto la settima e schiacciante vittoria in carriera, confermando di essere davvero un talentuoso superwelter di grande avvenire. Per i giudici ha vinto tutte e dieci le riprese e, con un così largo e unanime successo ai punti su un avversario esperto e dal grande passato, ha mostrato di possedere non solo i colpi da ko, ma pure fondo e senso tattico, nonché un reale spessore tecnico.
Il peso welter Ahmed El Moussaoui (29-3-1; 6 ko) ha vinto invece per “il rotto della cuffia” sul 34enne russo Alexey Evechenko (16-11-1; 6 ko), con una split decision in otto riprese molto “partiottica”, mentre il supermedio Michel Tavares ha sovrastato l’ucraino Denys Kozakov per kot al 2° round e infine il medio Farrhad Saad è stato gratificato di un pareggio assai generoso con Mathis Lourenco.



