
(Il destro decisivo di Kovnaki)
Nel "contorno" di Thurman-Lopez, al Barclay Center di Brooklyn, a New York, erano tanti i grandi nomi in cartellone e forse quello del 29enne Adam Kownacki era uno di quelli che passava più inosservato, fatta eccezione per i tanti polacchi residente nella "Grande Mela", i quali mai si sarebbero persi l'occasione di sostenere un loro connazionale, com'é tradizione di un popolo a cui nulla e nessuno riescono neppure a scalfire l'orgogliosa identità.
Ma chi sarebbe, questo ragazzone con troppa ciccia sui fianchi e che tanta sensazione ha destato, alla prova dei fatti? Nativo di Lomza, una cittadina nella parte nord-orientale del Paese, si trasferì insieme alla famiglia negli Stati Uniti quand'era ancora un bambino di 7 anni. Era il 1996 ed era ancora troppo piccolo per avere profonde radici nella vita sociale del luogo, ma era anche troppo grande per potere dimenticare ciò che stava abbandonando, portato via dai rivolgimenti storici e politici di quegli anni. A Brooklyn, dove polacchi e italiani respirano nostalgia, ostinata difesa delle proprie tradizioni e voglia di costruirsi un domani, insieme al fratello e ai genitori si avvicinò ben presto al pugilato seguendo i successi del "Polacco Matto" Andrew Golota, il peso massimo che in quell'epoca era ai vertici mondiali e dava del "tu" agli indimenticati Bowe, Lewis, Sanders, Whiterspoon, Grant, Norris, Tyson, Byrd, Ruiz, ecc.
Quando Golota combatteva, le strade improvvisamente si vuotavano della parte polacca, tutta davanti alle television e, chi poteva, sulle gradinate, compresi coloro ai quali della boxe non fregava un fico secco. Grande, forte, ricco, famoso...Il "Matto" era un punto di riferimento, un esempio per tutti gli emigranti del lontano paese della Vecchia Europa, un po' come mezzo secolo prima era accaduto agli italiani con Primo Carnera e più di recente con Nino Benvenuti.
A 16 anni, dopo tanto tifo per il proprio idolo, Kownacki cominciò a frequentare il Gleason's Gym, la mitica palestra fondata dai nostri connazionali di un secolo fa e situata quasi all'ombra del mitico ponte di Brooklyn. Anch'egli era un colosso, per la sua età e plasmato dai tecnici giorno dopo giorno, vinse i Golden Gloves di New York nel 2016, arrivò secondo nel 2007 e nel 2008 e risalì sul podio più alto nel 2009.
Affamato di gloria e di dollari, decise che ara tempo di voltare pagina. Via la canottiera, nel ripostiglio dei ricordi le eventuali velleità olimpiche e il 30 ottobre 2009, presso il Pal Gym di New York, il debutto a torso nudo! Fu il povero Carossee Auponte a fargli suo malgrado da "balia", finendo ko alla prima ripresa. Da allora non s'é più fermato, inanellando 19 vittorie consecutive su altrettanti combattimenti, con ben 15 ko!
Mese dopo mese, anno dopo anno e cimentandosi soprattutto nel sua Brooklyn e nei dintorni di New York, é stato testimone di spalti che diventavano sempre più fitti e non solo di polacchi, ma anche di appassionati qualsiasi, gente alla quale era giunto all'orecchio che un ragazzone dal nome difficile si stava facendo largo a suon di ko. Coloro che lo dirigono e lo promuovono hanno cominciato, con prudenza e lungimiranza, ad aumentare il livello degli avversari, al pari dei biglietti venduti e oggi tra le sue "vittime" ci sono pesi massimi che vantano una dignitosa quotazione, quali Barboza, Tufte, il connazionale Szpilka, Kiladze e infine gli ultimi due, Martin (con il quale ha sudato sette camicie) e appunto, poche ore fa Gerald Washington, non un un fulmine di guerra ma uno di quelli da prendersi con le molle, tanto che Deontay Wilder l'ha battuto al 5° round mentre erano in parità e Jerrel Miller ai punti. I solo due che l'abbiano sconfitto.
Poi é arrivato lui e dello statuario gigante d'ebano ne ha fatto polpette. A centro ring, prima dell'inizio, faceva quasi impressione la differenza atletica: un bronzo di Riace, Washington. Una specie di nuovo Dante Cané, Kownacki! Ma quando é suonato il gong, il "ranocchione" bianco come la neve e incurante dei chili che si porta dietro, é diventato rapidamente il "principe" delle favole e senza bisogno di baci.
Con braccia veloci, colpi sopra e sotto carichi di potenza, lucidità d'azione, doti di assorbimento (sì, perché qualche bomba l'ha presa inizialmente pure lui...) e sicurezza, ha imposto al rivale un tremendo kd con due destri consecutivi e quando s'é rialzato, in pochi secondi ha costretto l'arbitro a sospendere un match ormai impari e segnato. Sinora solo Wilder aveva fermato Washington prima del limite.
Dove arriverà Adam Kownacki? E chi lo può dire? Forse lontano, forse vicino. Tra i massimi tutto può accadere in un solo battito di ciglia.
Di certo, é già un pugile vero. Uno di quelli che, chiunque lo incontri, vivrà vigilie poco tranquille...



