E' la solita vecchia storia, vecchia quanto il mondo, almeno il mondo del pugilato. Il vecchio pugile sacrificato sull'altare del giovane rampante. Ma qualche volta questa vecchia storia è più triste del solito ed è stata più triste di tutti i soliti a Hollywood, Florida, nel sottoclou di Jacobs-Rosado. Di fronte c'erano il 29enne (quindi neppure un ragazzino, comunque) kazako Daniyar Yeleussinov, peso welter mancino, e il namibiano Julius indongo, mancino pure lui, uno che è arrivato in alto un po' tardi ma che da superleggero era stato capace di mettere K.O. a Mosca il russo Eduard Troyanowski in un round soffiandogli il titolo IBF per poi battere a Glasgow lo scozzese Ricky Burns aggiungendo alla collezione il titolo WBA. Poi Indongo si è trovato a dividere il ring contro un fuoriclasse come Terence Crawford perdendo tutto in tre round, indi di affrontare uno come Regis Prograis e perdere in due round per un titolo ad interim. Forse abbiamo esagerato definendo Indongo un campione, lo è solo per la sua Namibia, ma in tempi più seri e non di queste dannate sigle uno con la sua difesa un mondiale vero non l'avrebbe mai conquistato. Dopo un anno e mezzo di stop è risalito sul ring per vincere un match contro un carneade e dopo un altra lunga assenza eccolo di fronte a Yeleussinov.
Il kazako è stato medaglia d'oro alle Olimpiadi del 2016, medaglia d'oro ai mondiali AIBA del 2013 e d'argento a quelli del 2015. Professionista dal 2018 è sotto contratto con l'inglese Matchroom il che significa che da lui ci si aspetta che ripeta a torso nudo i successi ottenuti in maglietta. Al decimo incontro eccogli servito su un piatto d'oro, non d'argento, il nome di indongo. Solo il nome e le fattezze perché l' Indongo di una volta era rimasto a casa. Sul ring si sono visti i soliti colpi larghi del namibiano che lasciano autostrade aperte ai colpi avversari, autostrade dove Yeleussinov si è infilato senza nemmeno pagare il Telepass. Privo dei riflessi di un tempo indongo è andato giù nel 1° round su un gancio sinistro e ci è tornato nel secondo quando rialzandosi ha detto all'arbitro di averne abbastanza. Che tristezza!