
(Il papà Kostya Tsziu e i figlio Tim)
Chi ama la boxe non può non ricordare quello straordinario pugile che fu Kostya Tsziu (31-2-0; 25 ko), stella di prima grandezza della boxe dilettantistica e quindi campione del mondo nei professionisti dal 1995 al 2005. Russo di Serov ma da anni ormai australiano d’adozione, Kostya ha segnato un’epoca conquistando cinture dei più autorevoli enti mondiali nella categoria dei superleggeri in tredici anni di professionismo “a tutto gas”, dopo aver regalato innumerevoli medaglie in canottiera a quella che si chiamava ancora Unione Sovietica, per poi diventare Russia.
Oggi, a 48 anni e lontano dalla sua terra natale, che lasciò dopo il crollo dell’Urss, riversa sul figlio le speranze di rinverdire le glorie di un passato non ancora remoto. Si chiama Tim, il nuovo germoglio della famiglia. Ha 22 anni e vive nel Nuovo Galles del Sud come il resto della famiglia. Assomiglia in modo impressionante al padre, anche se la struttura fisica è diversa, militando egli tra i pesi medi.
Passato tra i professionisti nello scorso dicembre, ha già sostenuto 5 combattimenti vincendolo tutti prima del limite, salvo quello del debutto contro Zoran Cassidy. Stanotte, nel Queensland, ha largamente superato per decisione tecnica Adam Fitzsimmons. Insomma, niente di particolare ma la consueta routine che caratterizza i primi passi delle “speranze” al cospetto di avversari abbordabili e scelti per fare esperienza.
Ma il suo nome, Tim Tsziu, al pari di tutti i nomi di coloro che calcano il ring nelle scomode vesti di “figli d’arte”, rappresenta un onere e un onore nello stesso tempo. Il ragazzo non potrà mai essere un “semplice” pugile, dal momento che si porterà sempre all'angolo l’ombra del padre quale pietra di paragone; è “condannato” a diventare un campione o a scomparire rapidamente. Per questo solleva tanta curiosità. Sarà interessante, davvero interessante vedere se il domani gli riserverà il privilegio di splendere di luce o propria o di essere messo in ombra dalla luce di papà Kostya.



