
Generosa resistenza del veterano irlandese
Munguia ha le braccia molto più veloci di quelle di O'Sullivan e più scelta di tempo, ma rimane sui colpi troppo spesso e nella inevitabile salita fra i medi non ha guadagnato certo in potenza. Ha grande fluidità, bel repertorio di colpi ma in difesa è tutt'altro che impeccabile, il tronco si ricorda di muoverlo solo a tratti, quando lo fa lo fa anche bene ma troppo raramente. La ragione dei troppi destri che l'irlandese ha messo sul suo volto è tutta qui. Poi, è chiaro, il suo lavoro al corpo è molto più efficace anche se dovrebbe imparare dove sta la cintura e difatti si è preso un punto di penalizzazione, che avrebbero anche potuto, forse dovuto, essere due.
O'Sullivan è uno che si farebbe tagliare la testa prima di arrendersi, talvolta un pugile pericoloso soprattutto per se stesso. Uno così in tempi migliori non sarebbe arrivato neppure a un titolo europeo e lo diciamo con tutto il rispetto per il suo coraggio e la sua tenacia. E' stato difatti scelto per questo ma il suo livello lo avevano già fissato Saunders, Eubank e Lemieux, gli uomini che lo avevano più strabattuto che battuto. Per questo diciamo che Munguia come fenomeno non è promosso ma solo rimandato. Alvarez, Golovkin, Derevyanchenko sono lontani, ma lo sono anche Jermall Charlo e Andrade. Forse sarebbe il caso di lasciarlo crescere con calma e riparlarne fra un po'.
Il match non è mai stato in bilico, questo è giusto dirlo, forse poteva anche essere interrotto prima di quel lancio d'asciugamano che non l'hanno visto subito nè l'arbitro, di spalle, nè il telecronista. Mentre tutti si sbracciavano per spiegare al signor Mark Calo-oy cosa stava accadendo O'Sullivan si afflosciava per somma di colpi, troppi. E crediamo che la sua storia pugilistica debba terminare qui.



