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Bordo Ring

Golovkin affronta Jacobs : E’ il momento della verità

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Il kazako all’esame più difficile della carriera.


Collegamento  Tv con Fox Sport alle due di questa notte

 

di Matteo Biancareddu

Sabato sera, notte italiana, lo storico Madison Square Garden di New York ospiterà uno degli eventi pugilistici più attesi dell’anno: il match tra Gennady Golovkin e Daniel Jacobs, per i titoli IBF, WBA e WBC dei pesi medi. La sfida sarà per entrambi il momento della verità. Lo sarà anzitutto per Golovkin, il miglior peso medio al mondo, non a caso in possesso di tre dei quattro titoli maggiori, chiamato a fugare ogni dubbio residuo nella prova più dura della sua carriera; ma lo sarà anche per Jacobs, ex “enfant prodige” della boxe statunitense, risorto come l’Araba Fenice non solo dalla disastrosa sconfitta con Dmitry Pirog, ma soprattutto dal tumore che ne aveva messo a rischio la carriera e la vita stessa. Jacobs è il pugile migliore che Golovkin possa affrontare in questo momento, almeno nei medi. Farebbe eccezione il messicano Saul “Canelo” Alvarez, che tuttavia ha manifestato l’intenzione di voler evitare Golovkin dapprima abbandonando il titolo WBC con la surreale motivazione di non essere un vero peso medio, poi salendo addirittura nei supermedi per la milionaria e comoda sfida con il connazionale Julio Cesar Chavez Jr. Al limite delle 160 libbre, oggi, nessun uomo avrebbe più possibilità di Jacobs al cospetto dello schiacciasassi kazako.

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GOLOVKIN – Gennadij Gennadijevic Golovkin (36-0-0, 33 KO), “GGG” per gli amici, è uno dei picchiatori più temuti nel panorama attuale. Trentaquattrenne nativo del Kazakistan, ha un pedigree dilettantistico di altissimo livello, composto di 345 vittorie e cinque sole sconfitte, e si è confermato nei professionisti, dov’è tuttora imbattuto e ha riunificato per tre quarti il titolo mondiale dei medi. La sua ascesa a torso nudo è stata prepotente: dal 2010, quando conquistò la cintura WBA a spese del colombiano Nilson Tapia, ha infilato un’impressionante serie di diciassette vittorie consecutive, tutte per KO, annettendo al titolo citato quelli IBF e WBC. Sfugge al suo controllo solo il titolo WBO dell’inglese Billy Joe Saunders, che ha già rifiutato un’offerta milionaria per un match di riunificazione con il kazako. Apparentemente, il dominio esercitato da Golovkin è di quelli che non lasciano spazio a critiche o discussioni; eppure non manca chi muove al campione qualche appunto. Anzitutto, quello di avere affrontato finora avversari troppo malleabili. Un’osservazione tutt’altro che infondata, cui si può rispondere in due modi complementari. Per un verso, c’è da riconoscere che la divisione dei medi è povera come poche volte è stata nella sua storia: non solo i campioni, ma anche i buoni pugili si contano sulle dita di una mano. Dall’altro lato, però, si riscontra l’oggettiva difficoltà a trattare con Golovkin, che è solito imporre spartizioni della borsa troppo sbilanciate perché possano allettare i rivali migliori. Anche nel caso del match con Jacobs, il kazako aveva inizialmente preteso una divisione 75 a 25 in suo favore, come prescritto dalla WBA per i match di riunificazione; ma è ovvio che, a queste condizioni, i pugili migliori non accetterebbero mai di salire sul ring con lui, non solo perché il compenso non vale il rischio, ma anche perché Golovkin, contrariamente a quanto molti pensano, non è ancora una star vendibile con profitto in pay-per-view. Ed è anche per questo che Alvarez, a suo tempo, preferì lasciare vacante il titolo WBC piuttosto che raccogliere la sfida del kazako: il messicano, checché se ne pensi, muove un giro d’affari senza eguali nel sistema della boxe mondiale, orfano – almeno per ora – di Floyd Mayweather Jr. Va da sé che, per il suo match con Golovkin, anche una spartizione 70 a 30 in suo favore, che peraltro il rivale non avrebbe accettato, sarebbe stata una gentile concessione al kazako, le cui provvigioni non sono minimamente paragonabili a quelle mediamente raccolte da Canelo. Insomma, se Golovkin ha incontrato finora avversari malleabili, la ragione risiede nelle due spiegazioni di cui sopra. Qualcuno, poi, addebita al kazako il rifiuto di battersi con Andre Ward, che l’aveva sfidato pubblicamente; ma di questa decisione non faremmo una colpa a Golovkin, perché il match sarebbe stato oggettivamente una forzatura, dato il netto divario fisico tra i due pugili.

JACOBS – La storia di Daniel Jacobs (32-1-0, 29 KO), trentenne nato a Brownsville – il malfamato quartiere dove crebbe anche Mike Tyson – e residente a Brooklyn, New York, è una fiaba postmoderna. Annunciato dal promoter Oscar De La Hoya come il nuovo “golden boy” della boxe statunitense, Jacobs è dapprima incappato nell’inattesa sconfitta per KO con il russo Dmitry Pirog, datata 2010, poi si è scoperto affetto da un osteosarcoma che gli ha imposto la cessazione dell’attività agonistica. Era il 2011, e Jacobs non sapeva non solo se sarebbe mai tornato sul ring, ma neanche se sarebbe sopravvissuto. E’ riuscito in entrambe le imprese, per poi compierne una terza: la conquista di un titolo di sigla, quello “regular” della WBA, vinto nel 2014 a spese dell’australiano Jarrod Fletcher. Da allora, Jacobs ha disputato quattro match, vincendoli tutti per KO. Il successo più importante è stato quello conseguito sul concittadino Peter Quillin, distrutto in un round al Barclays Center di Brooklyn. Quel risultato è valso al pugile newyorchese, ribattezzato a buon diritto “Miracle Man”, il credito necessario per avanzare una sfida al mattatore della categoria, il kazako Golovkin, con la fondata ambizione di usurparne la leadership.

IL MATCH – Golovkin è un panzer: incassa benissimo, taglia abilmente il ring ed è letale con entrambi i pugni. Il suo jab, precisissimo, è potente quanto il diretto di molti pari peso. In molte occasioni, Golovkin è sembrato un automa senza punti deboli, impossibile da scalfire. Eppure ha due difetti: è relativamente lento di braccia e si ferma davanti al jab avversario, non essendo abbastanza mobile sul tronco da piegarsi per schivarlo e passare sotto. Se l’avversario usa il jab e le uscite laterali con velocità e tempismo, Golovkin può andare in difficoltà. Jacobs avrebbe le doti necessarie per sviluppare una simile strategia, essendo un ottimo tecnico; ma c’è ragione di dubitare che possa farlo per dodici round. Il newyorchese, infatti, manca della freddezza e della saldezza di nervi che sono indispensabili a tale scopo: alla prima occasione, si tuffa a capofitto negli scambi e prova a vincere di forza, puntando tutto sulla notevole potenza del suo destro. L’avventatezza gli è costata la sconfitta con Pirog e diversi rischi superflui in incontri da vincere senza patemi: basti pensare al primo con Sergio Mora, un pugile con i proverbiali piumini nei guantoni, da cui Jacobs è riuscito a farsi atterrare per un imperdonabile peccato di presunzione. Il ragazzo di Brooklyn combatte come se si reputasse invulnerabile: trascura l’uscita dai colpi e la difesa preventiva, denotando una sorta di ansia nella frenetica ricerca del KO. Con Golovkin, avrà qualche possibilità di vittoria se boxerà con lucidità e compostezza; se, viceversa, cercherà lo scontro frontale colpo su colpo, incorrerà probabilmente in un pesante KO. Il favorito d’obbligo è ovviamente Golovkin; ma il match, trasmesso in Italia da Fox Sport a partire dalle due di domenica mattina, è di quelli da non perdere.

 

Pesi  molto vicini  per Golovkin e  Jacobs questa mattina  presso il Madison Square Garden Theatre  . Il pluricampione  fa fatto registrare  alla bilancia 72,458 kg mentre lo sfidante Jacobs  72,549 kg 

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