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Bordo Ring

La favola di Samuele Esposito non ha avuto il lieto fine e si é chiusa all'8° round

 

 

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Nella triste notte di Lavallois

 l superleggero campano probabilmente sconfitto in pari misura dalla forza di Petitjean e dalle crepe psicologiche che ne hanno segnato la vigilia. Dopo la conqusta della vacante corona UE dei superleggeri, il francese può legittimamente aspirare al titolo d'Europa

 

 

di Gualtiero Becchetti

 

EspositoSelfie

(Il selfie dedicato da Samuele Esposito au suoi tifosi subito dopo il match)

La favola di Samuele Esposito (21-4-0; 11 ko) non ha avuto il lieto fine che tutti auspicavano. Le favole sono fatte così e purtroppo la vita “vera” le scrive in maniera molto diversa da come le raccontano i libri per bambini. Sotto la volta del Palais des Sport di Lavallois, intitolato al leggendario Marcel Cerdan, il 28enne francese Franck Petitjean (18-4-3; 3 ko) gli ha impedito, per la terza volta in carriera, la conquista della vacante cintura UE dei superleggeri battendolo per kot all’ottava ripresa, ponendo così forse fine alla sua avventura tra le sedici corde. Molte erano le preoccupazioni che avevano accompagnato la trasferta Oltralpe del coraggioso pugile di Sarno, soprattutto sotto l’aspetto psicologico. Avevano destato infatti molta sensazione tra tifosi e appassionati le parole colme di amarezza di Samuele alla vigilia del difficilissimo impegno, quando aveva dichiarato: "Dopo l’incontro, quasi certamente lascerò il pugilato. Ho pochi stimoli e le entrate ridotte di questo sport in Italia non mi permettono di continuare la carriera, avendo una famiglia con tre figli. Questo non è un paese per la boxe”.

Si dice (ed è in gran parte vero…) che nel momento in cui un pugile considera il prossimo match come l’ultimo, in effetti sia già un ex-pugile. Combattere sul ring significa in effetti avere il cervello e il cuore solidissimi, traboccare di forza e autostima, possedere il “pieno” di quella meravigliosa “follia” agonistica che porta qualsiasi atleta ad andare oltre l’ostacolo ad ogni costo. Ecco. Nella triste notte di Lavallois a Samuele Esposito è mancata gran parte di ciò. Sicuramente s’è allenato come e più che in passato. Sicuramente i suoi muscoli erano pieni di forza come nei giorni migliori. Ma gli è venuta meno la scintilla che accende il fuoco, la voglia di vincere che trasforma un sussurro in un inno di battaglia. Ha combattuto con il coraggio di sempre, ma la sua ben nota furia agonistica e il suo ritmo incessante si sono ridotti in una stoica sopportazione del dolore, quasi in un’attesa fatalistica di una fine che prima o poi doveva arrivare.

Franck Petitjean si è confermato per quello che era stato descritto. Alto, in guardia mancina, un insistente e saettante jab destro, gambe rapide e coordinate, una naturale scioltezza nei movimenti e colpi non devastanti, ma precisi come strumenti chirurgici. Samuele ha provato ad avanzare, a costringerlo allo scontro duro alla corta distanza, ma davanti aveva un fantasma per lui imprendibile; un fantasma che evitava o bloccava quasi tutti i suoi affondi per poi rientrare con fredda determinazione indifferentemente con il destro e con il sinistro in gancio, diretto, montante al volto e al corpo. Sembrava in possesso talvolta di una velocità doppia rispetto a Samuele che, con lo sguardo triste e votato all’inevitabile, continuava a combattere quasi per sventolare l’ultima bandiera. Ha sbandato, vacillato, sofferto l’indicibile il nostro pugile, ma non c’era nulla da fare. Il “tarlo” che aveva dentro da tanto tempo gli aveva “mangiato” tutto ciò che aveva accumulato nelle lunghe ore in palestra e nelle gelide mattinate di footing.

La boxe affonda le radici nella mente più che nei pugni e nella solidità dei muscoli. E la mente di Esposito non è stata in grado di governare un combattimento che comunque sarebbe stato difficilissimo, perché Petitjean possiede proprio le caratteristiche fisiche e tecniche perfette per mettere in difficoltà guerrieri come il nostro rappresentante.

La fine è giunta inevitabile all’ottava ripresa, preceduta da una caduta alla sesta su un saettante gancio destro e da sempre più frequenti momenti di evidente difficoltà dell’italiano, con il transalpino spavaldo e carico “a mille” e un Samuele con il volto gonfio e segnato dall’ormai disperata battaglia. Ha fatto bene l’arbitro a sospendere il combattimento, perché la volontà di resistere di Samuele Esposito era ormai ai limiti di quanto accettabile.

Ora Franck Petitjean ha già lo sguardo rivolto alla “vera” corona d’Europa. Per lui la favola è finita bene.

Per Samuele Esposito, quasi simbolo dell’indomito e disperato pugilato italiano che non s’arrende nonostante tutto e tutti, un malinconico rientro a casa. Nulla da rimproverargli. Ha dato ciò che poteva e di più ad un atleta non si può chiedere. Ora dovrà decidere cosa fare “da grande” e merita l’augurio degli appassionati affinché decida per il meglio.

Nel match valevole per il titolo europeo dei superwelter, Cédric "Titi" Vitu (45-2, 18 KO) ha conservarto la cintura per la terza volta, sconfiggendo tra mille difficoltà e con un verdetto molto stretto, probabilmente più stretto di quanto abbiano indicato i cartellini dei giudici, lo sfidante ufficiale spagnolo Isaac Real (16-2-1, 9 KO). I punteggi unanimi a favore di Vitu sono stati di 115-113; 115-112 et 117-112. Assurdi 5 punti per il francese, abbastanza "patriottici" i 2 e i 3 riconosciutigli dagli altri giudici.

Vitu (vincitore prima del limite di Fiordigiglio) e Real (vincitore prima del limite di Della Rosa) hanno dato vita ad una sfida intensa e senza tregua che, contrariamente a quanto era accaduto in occasione del successo ai danni proprio di Fiordigiglio, non ha esaltato le doti di fondo di Vitu bensì quelle di Real, uscito con notevole vigore e intensità alla distanza. Il transalpino è atleta bravo tecnicamente, furbo ed esperto e ha saputo mascherare con intelligenza e orgoglio i non rari momenti di difficoltà affidandosi a colpi assai meno frequenti di quelli di Real, ma più spettacolari e precisi, così da mascherare almeno in parte la “bufera” che stava vivendo.

Sia chiaro che, in termini di verdetti, si è visto di peggio, ma una cosa è certa: prima verrà concessa la rivincita a Real e meglio sarà…

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