
I due pugili mantengono i rispettivi titoli
Di Matteo Biancareddu
Se il buongiorno si vede dal mattino, il 2017 pugilistico si è aperto nel migliore dei modi. Al Barclays Center di Brooklyn, New York, l’inglese James DeGale (23-1-1, 14 KO), campione IBF dei supermedi, e lo svedese Badou Jack (20-1-3, 12 KO), detentore del titolo WBC, hanno dato vita a un incontro entusiasmante, culminato in un pareggio a maggioranza che non scontenta nessuno. Certo, sarebbe stato meglio se il confronto avesse eletto un chiaro vincitore, perché questi sarebbe risultato il campione indiscusso della categoria. Al di là dei due titoli in palio, che facevano di questa sfida un match di riunificazione, DeGale e Jack salivano sul ring come i due supermedi migliori al mondo, sicché non c’era dubbio che chiunque avesse vinto avrebbe meritato il riconoscimento di campione assoluto, in barba ai capricci delle sigle. Così non è stato, e questo è l’unico motivo di rammarico legato a una sfida che, per il resto, ha dispensato emozioni a piene mani. L’auspicio, ovviamente, è che ci sia un rematch, che crediamo sia nell’interesse dell’uno come dell’altro pugile.
L’incontro si apriva nel migliore dei modi per DeGale, che chiudeva il primo round con il punteggio di 10-8 a favore. Un suo corto sinistro, infatti, incrociava il jab di Jack e si stampava sul volto del trentatreenne svedese di origine gambiana, che finiva con le terga al tappeto. Quell’episodio non era che la conseguenza delle difficoltà incontrate inizialmente da Jack con la falsa guardia del rivale: lo svedese non riusciva a leggere gli spostamenti sulla destra con cui DeGale usciva dalla traiettoria del suo jab per incrociarla con il diretto sinistro. L’inglese confermava inoltre di essere un pugile molto operoso, capace di produrre una mole di lavoro elevata. Anche Jack, per parte sua, restava fedele al solito stile, sornione e compassato nella prima metà dell’incontro, aggressivo e intraprendente nella seconda. Il primo quarto di match andava a referto come un monologo di DeGale, anche se Jack, nella terza ripresa, cominciava a lavorare al corpo da par suo. Lo svedese pativa le azioni condotte del rivale a corta distanza, non riuscendo a trovare il tempo per infilare i suoi colpi nel mezzo delle combinazioni esplose dall’inglese. A partire dal quarto round, l’atteggiamento di Jack si faceva molto più affermativo. Lo svedese incrementava il ritmo e la produzione offensiva, esercitando una pressione maggiore e continuando scientificamente il lavoro al corpo. Nella quinta ripresa, DeGale accusava diversi destri, anche se il solo a rischiare il KO era l’arbitro Arthur Mercante Jr, che rimediava un gancio sinistro da Jack sul gong di chiusura ed evitava l’onta del knockdown solo grazie all’intervento del pugile, pronto ad afferrarlo prima che cadesse al tappeto. A proposito dell’arbitro, non è piaciuta la sua indulgenza verso le spinte con cui Jack si scrollava di dosso il rivale quando quello trovava la corta distanza: omettendo di sanzionarle, Mercante ha di fatto avvantaggiato lo svedese. Nel round seguente, DeGale si faceva preferire fino al diretto destro con cui l’avversario lo centrava allo stomaco: quel colpo lo mandava in crisi e lo convinceva a più miti consigli, consegnando la ripresa a Jack. Al giro di boa, il match era ancora in equilibrio.

Il settimo e l’ottavo round erano i migliori di Jack, che trovava più volte la via del diretto destro. E più volte DeGale accusava, perdendo il paradenti in una prima occasione. La seconda avveniva nel nono, anche se davvero non sembrava che l’inglese sputasse la protezione apposta per rifiatare, poiché continuava a combattere con foga ancora maggiore. La decima ripresa era bellissima, seconda solo all’ultima per emozioni e spettacolarità; la iniziava bene Jack, la finiva ancor meglio DeGale. Anche l’undicesimo round si faceva apprezzare per l’intensità degli scambi, ma il culmine del combattimento era l’ultima tornata, che riservava anzitutto un colpo di scena: DeGale, dopo essere andato a vuoto con un largo gancio destro, rimediava un montante che lo depositava al tappeto. Un grave peccato d’ingenuità, quello dell’inglese, che aveva sul nostro cartellino come su quelli di due giudici un vantaggio pari a due punti: l’avversario avrebbe potuto colmarlo solo con un 10-8 nell’ultimo round, come puntualmente avveniva. Anzi, DeGale era persino fortunato, oltre che stoico, nel riuscire a conservarsi fino al termine del match, perché Jack lo tempestava di colpi senza concedere la minima tregua. L’ultimo brivido giungeva a pochi secondi dal gong di chiusura, quando l’inglese rischiava un secondo atterramento che l’avrebbe condannato alla sconfitta. Il verdetto era invece di parità come il punteggio del nostro cartellino, 113-113. Per dirimere la questione su chi sia il miglior supermedio al mondo, bisognerà aspettare il rematch, sperando che le due parti condividano la volontà di disputarlo.



