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Bordo Ring

La Fpi e i prof silenziosi

brasca copy copy copyPieni poteri alla Lega Pro che dal 2016 non esisterà più! Il regolamento Apb blocca i pugili con più di 15 match. Che fine faranno? Qualcuno ipotizza un’azione legale collettiva. Ma il mondo della boxe italiana sa solo tacere…


 

La questione si complica. Pensavo fosse impossibile, invece è così. Sembra che Antonio Del Greco (presidente della Lega Pro Boxe) si presenterà al Congresso Ebu di Vienna con la delega della Fpi per rinnovare l’affiliazione all’European Boxing Union. Un triplo salto mortale all’indietro, coefficiente di difficoltà altissimo. Un tentativo (nel migliore dei casi) di rinviare il problema senza provare a risolverlo.

La Federazione Pugilistica Italiana (nella foto il presidente Augusto Brasca e il presidente onorario Franco Falcinelli) avrebbe intenzione di dare la piena gestione del professionismo alla Lega, in pratica qualcosa di assai simile a una scissione tra i settori dilettanti e professionisti. Ma non credo sia un piano realizzabile.

Primo perché penso serva una modifica allo Statuto. E per questo bisognerà aspettare almeno tre mesi, visto che il Coni nell’ultima Giunta ha designato Giulio Napolitano come commissario ad acta per il rinnovo dello statuto federale.

Secondo perché l’Aiba approva l’esistenza di una Lega con il compito di organizzare il professionismo al di fuori dell’Apb, ma solo fino al 31 dicembre 2016. Poi tutto tornerà in mano alla Fpi che dovrà creare un organismo separato per gestire l’Apb (a quel punto l’unica attività professionistica consentita). Organismo che avrà a capo il presidente federale.

Si tratterebbe dunque di un mandato a tempo determinato.

Comunque vadano le cose a Vienna, dal 31 dicembre 2016 il professionismo italiano non esisterà più. Così la Fpi potrà continuare sulla strada dell’Aiba che, come ha più volte detto, vuole gestire in proprio: le classifiche nazionali, europee e mondiali; governare allenatori, pugili, arbitri, giudici, medici e organizzatori anche in sede nazionale; amministrare, finanziariamente e sul piano regolamentare, le competizioni valide per il titolo del Paese o per quelli continentali (oltre, ovviamente, ai match mondiali).

Il professionismo italiano è dunque all’ultima puntata. O nell’Apb o disoccupati. Ma a chi avesse intenzione di scegliere l’Apb, ricordo che il regolamento prevede la possibilità di aderire solo ai pugili professionisti con meno di 15 incontri. Gli altri dovranno aspettare fino al 31 dicembre 2015 per presentare la domanda, nella speranza che sia accolta.

Se il triplo salto mortale e mezzo all’indietro nel congresso Ebu non dovesse riuscire, i nostri pro’ chiuderanno le porte direttamente il primo giugno. Se dovessero farcela anche stavolta, rimanderanno di quattro anni la propria fine.

La Lega Pro Boxe, sia chiaro a tutti, dal 31 dicembre 2016 non potrà più esistere. E la Fpi vuole affidargli oggi un mandato di gestione.

Non vi sembra un controsenso?

L’Aiba sta portando avanti il suo progetto che ha come meta finale quello di (per sua stessa ammissione) diventare padrona de:

1. Pugilato olimpico e professionista.

2. Tutti gli sport da combattimento (compresi MMA, UFC, kickboxing, K1 e simili!)

3. Industria e marketing mondiali legati alla boxe.

4. Comunità sportiva mondiale e movimento olimpico.

Ancora un paio di curiosità sulla gestione “sportiva” di questo Ente. I dirigenti che si occupano del professionismo italiano all’interno del Consiglio Federale potranno rimanere al loro posto anche se non aderiranno al programma Apb. Piccolo particolare: non avranno più diritto al voto. Ma se si dimetteranno e chiederanno di rientrare come membri Apb, riacquisteranno il diritto. Sapevo che un consigliere dimissionario, se le dimissioni venivano accolte, poteva tornare al suo posto solo nel successivo quadriennio olimpico e soltanto se eletto dall’assemblea. Ma io evidentemente appartengo al vecchio pugilato.

La chicca però è un’altra. L’Aiba riconosce che non può suggerire alle Federazioni Nazionali precise modifiche al loro statuto, ma impone alle FN di spedire immediatamente copia delle regole affinchè possa poi sottolineare i punti da correggere. Comma 22 (“Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”) applicato al pugilato.

Mi hanno posto un quesito a cui non so rispondere. Non sono molto esperto di questioni legali. Giro dunque la domanda ai lettori.

Nel caso in cui i 156 professionisti italiani vedessero limitata la possibilità di esercitare il loro lavoro e decidessero di unirsi in un’azione collettiva (class action), cosa accadrebbe?

Ah, dimenticavo. Il mondo del professionismo italiano sa solo tacere. Stanno affogando e nessuno si sente in dovere di uscire allo scoperto. Sono certo che, come al solito, ognuno di loro pensi che il problema toccherà solo gli altri…

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