logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

Bordo Ring

Ecco i cartellini della vergogna!

rebrassePubblichiamo lo score dei due spagnoli che hanno inventato l’assurdo pari tra Ndiaye e Rebrasse. L’Ebu ha spedito a entrambi una lettera di censura. Il match sarà ripetuto entro 90 giorni…

Ebu2



Eccoli qui i cartellini della vergogna! Sono quelli di Manuel Oliver Palomo (nativo di Cordoba e residente a Palma de Majorca) e Francisco Vazquez Marcos (di Funlabrada, Madrid), due dei tre giudici dell’europeo supermedi dell’8 giugno a Brindisi. Il primo ha visto il pari (114-114), il secondo ha regalato la vittoria a Ndiaye (115-114). Aussi Perajoki, il terzo uomo a bordo ring, aveva otto (e non sette come pubblicato dai giornali) punti (119-111) per Christopher Rebrasse. Risultato: match pari. Io avevo sette punti per il francese.

L’Ebu ha spedito due lettere di censura ed ha segnalato alla Federazione spagnola l’enorme abbaglio dei suoi affiliati. Alla prossima esibizione di incompetenza saranno sospesi. E’ il regolamento.

Seguendo sempre il regolamento (il titolo era ed è vacante), l’Ebu ha dato tre mesi di tempo per la ripetizione del match. Trenta giorni per trattative private e asta, sessanta per l’allestimento dell’incontro. I francesi hanno già manifestato l’intenzione di volerlo organizzare nel loro Paese.

Guardando lo score, si capisce chiaramente come la coppia spagnola abbia colpe pesanti. Il picco dell’incompetenza se lo aggiudica Vazquez Marcos quando assegna il secondo round all’italiano.

In quella ripresa, a fronte di un montante sinistro al corpo messo a segno da Ndiaye, ci sono stati da parte del francese: dominio del tempo con il jab sinistro, diretto destro almeno cinque volte al volto, due ganci destri a bersaglio, un pesante diretto destro che ha scosso l’avversario, un gancio sinistro/diretto destro che ha fatto piegare le gambe all’italiano. E Vazquez Marcos ha dato la ripresa a Ndiaye!

Ma anche 3, 5, 8 e 9 date all'italiano rappresentano un chiaro abbaglio.

Un arbitro di calcio può sbagliare un calcio di rigore. Tutto si svolge in una frazione di secondo e lui può anche non avere visto correttamente. Ma se hai davanti dodici riprese non puoi stravolgere il risultato di un incontro senza essere colpevole. Pesantemente colpevole.

Ho guardato in ritardo il match. Per ragioni di lavoro ero all’estero. Ma quando finalmente ho visto quelle dodici riprese mi sono fatto tante domande. E tutte avevano una brutta risposta.

Due europei, con protagonisti pugili italiani, in un Palazzetto quasi vuoto. Non ci sono scuse, è il segnale che qualcosa è stato sbagliato nell’approccio organizzativo al match. Colpa dei soldi a disposizione che sono sempre di meno, ma anche della mancata capacità di relazionarsi con la stampa specializzata.

Un pugile può richiamare pubblico perché è un fuoriclasse, ha carisma, è popolare nella zona dove si disputa il match, ha una storia interessante da raccontare. Sia Ndiaye che Di Rocco non avevano legami con la realtà locale, ma avevano sicuramente storie interessanti da raccontare. Della loro vita, del modo in cui erano riusciti a guadagnarsi la grande occasione, sogni e progetti reali. Insomma, c’era polpa. Eppure lo spazio dedicato all’evento è stato minimo. Molto meno di un test match di rugby o di una qualsiasi altre manifestazione sportiva internazionale.

La colpa è della stampa, disamorata e incapace di manifestare la minima curiosità davanti all’evento, ma anche di un rapporto di lavoro giornalisti/promoter che non esiste più da tempo immemorabile.

Il problema è troppo serio per essere liquidato in poche righe. Ci tornerò in un prossimo articolo.

Ho letto molti commenti sul web. Tutti avevano la stessa direzione. I due giudici spagnoli hanno stilato dei cartellini clamorosamente sbagliati.

Ma ho letto anche molte altre cose.

Alcune non mi sono piaciute. Non può essere l’assurdo comportamento di due signori spagnoli a uccidere il pugilato professionistico. Così come il furto subito da Cammarelle a Londra 2012 non può essere preso a pretesto per richiedere l’abolizione dei Giochi Olimpici. C’è un reato (in questo caso un cartellino sbagliato in modo assurdo) e ci sono i colpevoli. Sono stati individuati e puniti, come da regolamento, per la prima infrazione. Non è cosa da poco. Non era mai accaduto prima che l’European Boxing Union spedisse due lettere di censura e raccomandasse una presa di posizione alla Federazione di appartenenza dei giudici in questione. E’ il segnale che il “reato” è stato particolarmente grave, il sistema ha cercato di punirlo con i mezzi che ha a disposizione.

Nelle centinaia di interventi che ho letto in giro mi è piaciuta soprattutto una cosa. La condanna al verdetto sbagliato. Nonostante il beneficiario dell’errore fosse un pugile italiano. In quanti altri sport sarebbe accaduto? Pensate che i tifosi di una finale di calcio avrebbero condannato arbitro e sistema se quella finale la loro squadra l’avesse vinta con un rigore inesistente? Io credo di no.

La boxe ha subito un grave danno di immagine. La credibilità del verdetto è alla base del suo successo. Quello che ho visto da Brindisi l’avevo visto una sola volta in quarant’anni che seguo questo sport. A Seul nel 1988 in occasione della finale olimpica dei superwelter in cui Roy Jones fu scippato del titolo dal sudcoreano Park Si-Hun. Un monumento all’ingiustizia.

Il pugilato è stato colpito, ma i suoi tifosi hanno riscattato con la loro indignazione il tentativo di mandarlo ko.

Il campione è quello che una volta spedito al tappeto si rialza e torna a combattere. I tifosi della boxe (e molti pugili) lo fanno da sempre. Sarebbe ora che cominciassero a farlo anche gli altri protagonisti di questo mondo.

 

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 614 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go