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Bordo Ring

Boxe a rischio, Far West a Osini

Abis pugnoAncora una rissa a fine match. Scontro tra gli uomini d'angolo di Abis e Frezza. Se il pugilato non rispetta le regole, fa il gioco di chi vede in questo sport solo violenza. E a breve non sarà più difendibile…



E’ successo di nuovo. Una rissa sul ring, a fine match, tra i due clan. Il gancio destro del maestro di Luciano Abis (nella foto) ha steso un uomo d'angolo di Gianluca Frezza (i due pugili si erano appena battuti per il campionato italiano dei welter ed erano in attesa del verdetto, che poi avrebbe premiato il campione).

Ero davanti alla televisione, mi ero collegato solo da qualche minuto. Scrivo questo articolo senza conoscere le motivazioni (che comunque non giustificherebbero in alcun modo il gesto) che hanno portato a quella brutta scena. Non mi interessano.

E’ ora di finirla di girarci attorno. Il pugilato è uno sport violento. Due uomini sul ring si prendono a pugni per 6, 8, 10, 12 riprese da tre minuti ciascuna. La sola condizione per cui possa essere accettato da chi lo ama e dall’opinione pubblica in genere è che quella violenza sia gestita all’interno di norme precise. Il rispetto delle regole è l’unico comportamento che può garantire la sopravvivenza di questo sport.

Le persone che fanno parte dei clan dei pugili dovrebbero possedere capacità tecniche, ma anche una grande dose di autocontrollo. Perché quelle persone, e non credo di esagerare, hanno in mano la stessa vita dei propri allievi. Devono rimanere calme in ogni circostanza, non devono farsi influenzare da fattori esterni perché, se così fosse, non riuscirebbero a prendere le decisioni migliori per il loro protetto nel corso di un match. Aiutare il proprio allievo a evitare di prendere colpi inutili è un dovere, non un’opzione. Freddezza dunque in ogni momento. Prima, durante e dopo l’incontro. E’ una qualità indispensabile.

Non grido allo scandalo, non sono sdegnato. Dico solo che dopo Riva del Garda, adesso abbiamo anche Osini. E tutto è accaduto in così breve tempo. Ripeto, non penso possano esserci motivazioni in grado di giustificare il gesto. Un atto di violenza non è mai accettabile. Altrimenti torniamo ai tempi del Far West.

La società moderna ha creato un terreno fertile per i giustizieri di turno. Si è perso il rispetto per gli altri, quando si crede di avere ragione non si prende minimamente in considerazione il pensiero di chi la pensa diversamente da noi. Se a questo si aggiunge l’esasperazione per una situazione sociale che crea difficoltà a ogni livello, il quadro peggiora. Ad aggravare il tutto c’è poi l’esempio che ci viene da chi dovrebbe gestire la nostra vita politica. Anziché aiutarci a migliorare, contribuiscono a creare tensioni, disagi, voglia di vendicarsi, di farsi giustizia da soli. Tutto vero, ma sta a noi controllarci, restare nell’ambito delle regole civili. Se pretendiamo rispetto, dobbiamo essere i primi ad offrirlo.

Il pugno è stato generato da un verdetto che gli uomini di Abis pensavano fosse sbagliato? E allora cosa avrebbe dovuto fare il clan di Rebasse, a cui due giudici spagnoli hanno scippato in maniera vergognosa il titolo europeo? Avrebbero dovuto radere al suolo Brindisi?

E’ stato la conseguenza di un’offesa? Alle parole si risponde con le parole, non si reagisce con la violenza fisica.

La boxe professionistica attraversa un momento difficile. Serate come questa contribuiscono a demonizzarla, danno forza al partito degli abolizionisti. In tanti odiano questo sport, soprattuto tra quelli che non lo conoscono a fondo. Perchè solo chi si è lasciato coinvolgere nel profondo dell'anima sa cosa realmente sia il pugilato. Insegna a gestire i propri istinti, a controllare le reazioni, ad accettare la fatica, a inseguire con il corpo e con la mente un obiettivo. Regala emozioni e irrobustice il fisico. E' proprio noi, che sappiamo tutto questo, vogliamo rovinarlo?

Pensate a chi si è sintonizzato per caso sul canale di Sportitalia. Cosa dirà ora del pugilato? Sarà un testimone scomodo che condannerà senza attenuanti questa disciplina. La definirà nel modo peggiore, portando a conforto della sua tesi l’esempio di una violenza senza regole. Eccoci così tornati al punto di partenza.

Il coefficiente di rischio che il pugilato ha in sé è alto. Fino a quando il mondo che gli gira attorno non capirà che solo con un atteggiamento irreprensibile potrà aiutarlo a sopravvivere, la situazione non farà che peggiorare. Sino al momento in cui la boxe non sarà più difendibile.

Due bruttissime vicende a così breve distanza costituiscono un campanello d’allarme. Il pericolo è accanto a noi. Una volta si diceva che il bello del pugilato era l’abbraccio dei due pugili a fine match e il fatto che il pubblico della boxe fosse in grado di accettare qualsiasi verdetto, che non c’era mai violenza nelle situazioni di contorno (a bordo ring o fra i due clan). Ora stiamo cancellando anche questo.

E se la colpa fosse anche nell’assenteismo di chi dovrebbe gestire questo sport?

Dove pensiamo di andare senza rispetto delle regole e senza uomini che sentano la necessità di governare il “cliente" difficile?

Il Titanic affonda e c’è ancora chi balla nel salone delle feste.

 

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