Li sfidano rispettivamente Nelson e Karpency
Vanes Martirosyan era uno dei più promettenti superwelter del mondo e lo è stato per anni, forse troppi, fino a quando il 28enne nato in Armenia ma cittadino statunitense non ha sbattuto contro Erislandey Lara (pari tecnico immeritato) e contro Demetrius Andrade (sconfitta netta nonostante un giudice l'abbia visto vincitore). Si fa in fretta nel pugilato moderno a passare dalle stelle alle stalle ed èun po' quello che Martirosyan sta sperimentando. Dopo la sconfitta con Andrade, che risale al novembre 2013, Martirosyan è tornato sul ring solo nel marzo di quest'anno superando nettamente Mario Alberto Lozano nel tipico incontro che si programma quando si deve non diciamo ripartire da zero ma dare una regolata ad ambizioni e motore. Sabato sera a Mashantucket l'asticella è invece posta più in alto perché l'avversario di Martirosyan (34-1-1, 21 K.O.) è il 27enne Willie Nelson (23-1-1, 13 K.O.), pugile dell'Ohio che non ha mai incontrato grandissimi pugili ma che ha ancora ambizioni con i quali Martirosyan dovrà fare i conti. Soprattutto dovrà fare i conti con l'altezza notevole, un metro e 91, di un pugile atipico in quanto a statura e allungo per questa categoria. Se Martirosyan non ha perso smalto ed entusiasmo crediamo avrà la capacità di accorciare le distanze e imporre la battaglia. E' un match che deve vincere assolutamente per mirare nuovamente in alto.
Il discorso è simile per Chad Dawson (32-3, 18 K.O.), l'ex campione del mondo dei mediomassimi che a 32 anni si ritrova circondato di scetticismo. La cosa strana è che Dawson è stato l'unico pugile assieme a Roy Jones che abbia battuto Bernard Hopkins senza discussioni, lui nel secondo incontro contro la leggenda di Filadelfia, Jones nel primo. Era l'aprile del 2012 e Dawson all'apice del successo. Poi la discesa nei supermedi a subire la lezione di Andre Ward e quindi la sconfitta al primo round contro Adonis Stevenson che gli costò il titolo mondiale. Dalle stelle alle stalle appunto e Dawson ha sollevato scetticismo anche battendo dopo un anno di stop George Blades in meno di un round come se fosse colpa sua la demotivazione e il relativo valore del suo avversario. Neppure il suo avversario di sabato, Tommy Karpency( 23-4-1, 14 K.O.), è un fulmine di guerra ma un pugile di seconda schiera, mancino come lui. Anche Dawson si trova nella contingenza di dovere vincere e convincere superando anche quei blocchi psicologici che in passato gli hanno impedito di mantenere promesse di un livello molto alto. In fondo è un uomo che oltre a Hopkins ha superato gente come Tarver, Glen Johnson, Diaconu, Adamek. Merita un'altra possibilità.



