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 di Andrea Bacci .

Settant'anni fa a Tarquinia nasceva Angelo Jacopucci, negli anni Settanta campione italiano ed europeo dei pesi medi, pugile estroso e sempre oltre le righe, scomparso nel luglio del 1978 dopo un drammatico incontro con l'inglese Alan Minter valevole proprio per il titolo continentale in quel momento vacante. In questo breve estratto nel nostro libro a lui dedicato, L'ULTIMO VOLO DELL'ANGELO BIONDO, edito nel 2006 da Limina, l'anno successivo premio Selezione Bancarella Sport, raccontiamo la vigilia e il match contro l'inglese Sterling che gli regalò la più grande soddisfazione della sua carriera sportiva.

A due giorni dal match, non si sa se per scherno e per complimento, Fazi della Gazzetta afferma che Jacopucci, nella sua carriera, ha dato l’impressione di essere «fortunato per antonomasia». Lo stesso giornalista chiede lumi sul personaggio a Ciaccio: «Jacopucci è un buon stilista, ha occhio, riflessi, scelta di tempo, precisione, allungo eccezionale. Deve sfruttare queste doti». Lo stesso giorno Sergio Rotondo del Corriere della Sera dedica un articolo al “Clay dei poveri” in cui è dipinto un professionista scrupoloso e perfettamente preparato per l’evento: «Da anni Jacopucci va dicendo di non avere rivali e di essere il migliore. Adesso ha la possibilità di dimostrare di essere veramente il più forte, almeno in campo europeo. Si sta preparando meticolosamente da mesi. In palestra il suo allenatore Golinelli deve urlare per far sì che il pugile smetta di saltare la corda, di giocare con una palla da tennis, di maltrattare il sacco o la pera. Tutto l’ambiente che lo circonda ha piena fiducia nei suoi mezzi, c’é chi arriva perfino a raccontare che in questo momento Angelo è talmente preparato e con i riflessi così pronti da riuscire ad afferrare un piccione al volo con le mani»! Gli hanno fatto da sparring Calcabrini e l’ex rivale Mingardi, che racconta: «Da allora Jacopucci è migliorato in tutto: convinzione, determinazione, potenza e velocità. Prima portava i pugni indietreggiando e non si sentivano neppure. Adesso, invece, affonda i colpi, è tutta un altra musica. Ho cominciato a credere in Jacopucci soltanto adesso». Quello che non è cambiato, in Jacopucci, è la solita (finta?) spavalderia: «Se Sterling mi batte vuol dire che è un mostro. Questo non lo dico perché sono uno sbruffone ma perché so quanto valgo e so di essere imbattibile a livello europeo. Finora ho sempre azzeccato i miei pronostici: ebbene, dico che supererò Sterling. Per un mondiale preferirei Monzòn a Valdez, perché lo conosco e perché, anche se è più potente, è più lento di Valdez». Rotondo gli chiede se si sente in grado di battere Monzòn. Jacopucci stavolta non esagera: «Se rispondessi a questa domanda allora sì che sarei uno sbruffone. Ma come, direbbe la gente, questo qui non è neppure campione europeo e già pensa a Monzòn? Chiedetemelo quando avrò battuto Sterling e ve lo dirò. Diventare campione europeo per me significa togliermi una grande soddisfazione e guadagnare dei soldi. Per uno che ha conosciuto la miseria è soprattutto una rivincita». Dopo Sterling, Angelo e il suo staff fanno capire che sarebbero pronti addirittura per Carlos Monzòn. L’Angelo biondo pronto per Belzebù in persona. Golinelli precisa: «Quando due anni fa presi Jacopucci avrei firmato per l’Europeo. Oggi dico che può fare molto di più. Va guidato, perché a Roma c’é un tipo di pubblico, a Milano un altro. Le sbruffonate a Roma sono consentite, a Milano no». Golinelli racconta alla Gazzetta del 3 giugno anche di come lo stesso pugile abbia messo in giro una gustosa barzelletta che rappresenta perfettamente la sua indole di pugile e di uomo. “Che differenza c’é tra Jacopucci e una lavatrice? Che la lavatrice lava, mentre Jacopucci stende...” Golinelli ha voglia di continuare a parlare dell’evoluzione del suo campioncino: «Prima si limitava a combattere di rimessa, facendo il minimo. Gli ho parlato chiaro: un medio deve dare emozioni al pubblico. Tipo Benvenuti. Lui ha capito e s’é messo d’impegno. Spacca legna dalla mattina alla sera. E con che forza!». Un altro aneddoto racconta di un tronco enorme in un bosco nei dintorni di Bologna, che Jacopucci fa a pezzettini nel tempo record di sei minuti. Come se ci si preparasse ad una gara tra boscaioli... Golinelli riprende il discorso. Ha voglia di vuotare il sacco: «Adesso Angelo fa anche male perché il sinistro lo porta con la spalla e il destro è una fucilata che lascia secchi. E’ alto, e da vicino non si trova bene. Deve mantenere la distanza, ma, signori, vi rendete conto che questo ragazzo riesce a non prendere un colpo? Ha il viso intatto. E’ furbo, preciso, veloce e smaliziato. Prima c’era il menisco del ginocchio sinistro che non andava, ora è tutta un’altra musica, perché ha la spinta giusta della gamba. Tiene bene la distanza, ha fatto guanti con Calcabrini, Lassandro, Mingardi, Aparicio e Cavina. E’ ok». Adesso arriva il bello: «Monzòn? E’ pronto per la sconfitta. E’ ancora forte, ma non riuscirebbe a prendere Jacopucci!».

Alla vigilia del match più importante della sua carriera, Jacopucci è torchiato in un’intervista da Teo Betti del Messaggero, che per il tarquinese ha un rapporto di ancora non chiarito “amore-odio”. Betti lo stuzzica con un «Come va grande Jacopucci?», il ragazzo risponde per le rime: «Diciamo grandissimo, che non guasta. Morale altissimo, forma perfetta. A San Lazzaro di Bologna ho fatto il grosso della preparazione con Golinelli e gli sparring partner Mingardi e Calcabrini. Ora a Milano sto rifinendo il lavoro in palestra. Sono mezzo chilo sopra al limite, quindi in condizioni ideali per arrivare perfettamente al limite della categoria, come faceva Benvenuti. Nel nostro incontro di Padova ho avuto soggezione. Nino è stato il mio grande idolo. Ho picchiato poco perché avevo paura di fargli male». Betti gli chiede perché è sempre così sicuro del fatto suo, e che molti lo considerano un fanatico per questo: «Lo so, lo so, ma io non parlo per fanaticheria, sono sicuro di me e posso dirlo a voce alta perché nessuno mi ha battuto, né da dilettante (mente, nda) e né da professionista. Sono professionista da tre anni e sto per realizzare un sogno. Mi ricordo che ne parlammo in aereo al ritorno da Parigi, nel marzo del ’74. Avevo battuto Riviere. Ti dissi che il mio obiettivo era il campionato d’Europa, ed ora eccomi qui. E’ il mio momento, sta solo a me sfruttarlo nel migliore dei modi. L’Italia pugilistica è alla ricerca dell’uomo nuovo: può darsi che quell’uomo nuovo sia io, me lo sento dentro. Adesso sono molto più sicuro sul ring e “si te pijo col destro te sdraio”. Anche da dilettante andavo bene e se non mi fosse capitato l’incidente alla gamba destra, dove fui operato di menisco, sarei andato alle Olimpiadi di Monaco e, chissà, forse sarei diventato campione olimpico. Comunque una medaglia l’avrei riportata di sicuro». Betti lo interroga anche su quel particolare soprannome, “Clay dei poveri”: «Mi piace perché così mi paragonano a Clay e poi perché sono effettivamente povero. Se vinco mi faccio subito la casa, un bell’anticipo e poi cercherò di ottenere un bel fido dalla banca su quello che guadagnerò in futuro con il titolo di campione d’Europa. Mia moglie Giovanna verrà a Milano venerdì mattina. E’ la mia più grande tifosa. Quando la vedo a bordo ring mi sento più sicuro. Per ora voglio arrivare al titolo europeo. Non voglio essere sbruffone, ma effettivamente mi sento sicuro. Perché devo dire che ho paura di Sterling, che sarà dura, che vedremo, chissà, forse, quando non ho paura affatto e sono sicuro di me? In venticinque incontri sin qui disputati si può dire che ho scherzato con gli avversari. Li ho dominati con la bravura, con la tecnica e con il cervello. Benacquista, che a Milano portano tanto, ha fatto la figura del novizio». Inizia la parte finale del monologo auto promozionale: «Credetemi, non parlo a vanvera. Non dico, come ha scritto qualcuno, che voglio subito Monzòn. C’é tempo anche per lui. Ora voglio farmi questo Sterling e poi ci risentiremo».

Il Corriere della Sera presenta i pugili e il match il giorno stesso della sfida: «Jacopucci possiede i mezzi per diventare campione d’Europa. Ha tecnica raffinata e tempismo eccezionale, sa schivare e rientrare, è scaltro ed ambizioso. Qualche perplessità riguarda temperamento e potenza. Bunny Sterling è un globetrotter della boxe che ha sempre accettato qualsiasi trasferta e qualsiasi rivale, anche il più rischioso, come dimostrano le sue numerose sconfitte in dieci anni di professionismo. Schermitore agile e veloce ma anche piuttosto monotono, il giamaicano si muove bene sul tronco e vanta ovviamente una maggiore esperienza rispetto a Jacopucci. La sfida di stasera dovrebbe avere un andamento piuttosto prevedibile. Sterling tenterà di accorciare la distanza per lavorare da vicino e per portare in uscita dal corpo a corpo il gancio sinistro, il suo colpo migliore. E’ una tattica alla quale Jacopucci dovrà replicare badando a tenersi lontano dal campione per evitare il “clinch”, notoriamente poco familiare al laziale, e per sfruttare l’allungo maggiore. Anche senza essere un picchiatore puro, Jacopucci è pugile di rimessa capace di sferzare colpi dritti di rara precisione, che alla lunga potrebbero addirittura far “saltare” Sterling. Se, come rassicura Golinelli, Jacopucci ha messo da parte finalmente ansie, incertezze, e timori, la sfida di stasera offre molte probabilità di aumentare a sei il bottino di titoli europei della nostra boxe». Sono infatti già campioni continentali, in quel momento, Udella nei mosca, Cotena nei piuma, Scano nei welter, l’italo-americano Vito Antuofermo nei superwelter (o medi jr) e Adinolfi nei mediomassimi. Sulla falsa riga degli altri colleghi, anche Gianni Pignata della Stampa descrive uno Jacopucci che, finalmente, dovrà chiarire se è un campione vero oppure una bufala dalla parlantina sciolta: «Cassius Clay-Muhammad Ali è indubbiamente uno sbruffone, ma è anche uno dei più indiscussi fuoriclasse della boxe di tutti i tempi. Dietro alla sbruffonate di Angelo Jacopucci, il “Clay dei poveri”, il campione vero è invece ancora da scoprire e forse lo scopriremo stasera sul ring del nuovo Palazzo dello Sport di Milano, dove l’ex tombarolo di Tarquinia tenterà di conquistare il titolo europeo dei medi. Jacopucci, gran zazzera bionda, parlantina pronta sorretta da un cervello fertile di trovatine, un tipo che piace alle donne, insomma, è comunque personaggio di grosso rilievo ancor prima di consacrarsi stella del ring. Del campione, Angelo ha l’incrollabile fiducia in se stesso. Basti pensare che ha già fatto stampare migliaia di foto-cartoline con la didascalia “campione d’Europa” (in realtà c’é scritto “challenger european title”, nda). Un tipo di spirito, che non riesce ancora a convincere che sotto la crosta di un’indubbia simpatia ci siano anche doti pugilistiche tali da farne l’uomo di punta della boxe italiana nel mondo. Fino a pochi mesi fa Jacopucci non era che un furbo attendista, abilissimo nel sottrarsi ai pugni altrui, ma alquanto parsimonioso nel mettere a segno i propri. La sua arida boxe da ragioniere vinceva sui cartellini dei giudici, ma non soddisfaceva la platea. Golinelli si dice sicuro di avergli cambiato sia mentalità che consistenza fisica, di averlo convinto a rischiare di più per vincere alla maniera forte perché un vero campione deve legare a sé il pubblico attraverso le emozioni che provoca e di aver consolidato notevolmente la sua potenza di pugno». L’ultima parola, prima che le chiacchiere lascino spazio ai pugni sul ring, è per Teo Betti, che a poche ore dal match sul Messaggero non si lascia impressionare dalle dichiarazioni da guerriero del pugile: «A vederlo, Angelo Jacopucci di Tarquinia, da’ l’idea dello scanzonato play-boy di periferia, felice di sé e di ciò che lo circonda. Del resto è l’immagine del clichet che lui stesso ha più volte alimentato con le roboanti dichiarazioni. A poche ore dal match più importante della sua carriera, se ne sta nella hall dell’albergo, spensierato, contornato dai suoi amici fidati giunti da Tarquinia: gioca a carte, osserva, parla del più e del meno. Eppure, siamo convintissimi che quando scatterà l’ora della verità per lui, questo ragazzo che si è imposto una maschera spavalda, perfino spregiudicata, tale da farlo apparire venditore di fumo agli occhi di molti ma che indubbiamente gli ha procurato notorietà, combatterà con molta avvedutezza, senza rischiare più di tanto. Sinistro-sinistro, via col le gambe, ancora sinistro e poi, se capita l’occasione, il destro. Non vedremo uno Jacopucci diverso, anche se il pugile ha dichiarato di sentirsi ora più sicuro, maturo cioè per affrontare grossi impegni. Il ragazzo di Tarquinia, così boxando, si è costruito la sua carriera». Ed è difficile, quasi impossibile, cambiare le abitudini. Continua Betti: «Quando spesse volte si è detto che Jacopucci dava poco alla platea, lo si è detto in circostanze a lui favorevoli, in incontri cioè dove il rischio era minimo. Sarebbe quindi sciocco pretendere da lui, domani sera, una prestazione bollente, fuori dalle sue abitudini. Noi stessi, che più volte abbiamo rimproverato al pugile il poco osare, stavolta siamo i primi ad esortarlo alla prudenza. E questo non perché avrà di fronte un bau-bau, ma per il semplice fatto che boxando alla sua maniera, Jacopucci non avrà condizionamenti psicologici. La maturità, la sicurezza, la secchezza nel destro che ora dice di avere, vorrà dire che gli serviranno nei momenti cruciali, quando, attaccato, dovrà reagire, tirarsi fuori dal vortice». E’ tremendamente realista, Teo Betti, ma non rinuncia ad un ultimo augurio per questo ragazzo che non sa se criticare o elogiare: «Jacopucci può farcela. Dovrà far muovere intensamente l’avversario nella prima metà del match, senza mai entrare nel raggio della corta distanza. Poi potrà andare più sicuro e “caricare” quel benedetto destro che ora lui dice di comandare a piacimento. Sterling non picchia forte, e questo è un altro vantaggio per il Clay dei poveri. Avremo dunque il sesto titolo europeo? I presupposti ci sono». Arbitra l’incontro il tedesco ovest Drust, giudici sono il francese Bernie e il lussemburghese Frantz.

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Il pugno al cielo

Al nuovo Palasport milanese ci sono presenti cinquemila persone, non il grandissimo pubblico che il trio romano della Canguro Sport, Mario Croce, Rodolfo Sabbatini e Renzo Spagnoli, aveva previsto. Dopo vari incontri di contorno, tra cui l’ex campione europeo dei medi, Calcabrini, tocca a Jacopucci e Sterling. Sugli spalti è mostrato un grande striscione che recita “Jacopucci, dona all’Italia e a Tarquinia il titolo europeo dei pesi medi”. Il pugile laziale entra sul ring con una fascia sulla testa, e con quella chioma di capelli biondi da’ tutta l’impressione di assomigliare a Vilas, il tennista argentino che ha il “brevetto” di quel tipo di look. Al centro della tribuna dell’impianto milanese i cinquecento tifosi arrivati da Tarquinia esplodono in un boato. Si nota un cartello d’incitamento per Jacopucci anche da parte d’alcuni tifosi bolognesi della palestra di Golinelli. Entra Sterling, il nero d’origine giamaicana: Betti lo descrive come «visibilmente tranquillo, con uno sguardo dolce, stempiato e labbroni grossi così». Nella prima ripresa è Jacopucci a tentare di rompere il ghiaccio, ma Sterling evita il colpo e riparte, Angelo indietreggia, poi parte improvvisamente con un gancio sinistro e un diretto destro, combinazione perfetta. Anche il finale è tutto per l’italiano, che si becca anche una testata. La ripresa è sua. Sterling parte alla seconda con colpi alla figura, ma Jacopucci saltella via ed evita i colpi. Sul finire c’é uno scambio di sinistri che fa giudicare la ripresa pari. Jacopucci attacca e scappa. Sterling gli fa cenno di avanzare, invece è il laziale che gli ripete la richiesta. Quindi va a vuoto e deve incassare qualche colpo dell’avversario, che si aggiudica la ripresa. Nella quarta ripresa Sterling riceve subito un richiamo ufficiale. Un sinistro di Jacopucci lo becca d’incontro, mentre l’italiano scappa via saltellando. Poi l’inglese accorcia le distanze e colpisce. La ripresa sarebbe sua, ma è pari per il richiamo. Nella quinta Jacopucci non forza, quindi è Sterling ad attaccare. Il match si fa confuso e la ripresa è ancora pari. Alla sesta Sterling piazza un destro poi cerca di innervosire Jacopucci con atteggiamenti da clown. Il laziale non riesce a piazzare colpi e la ripresa è dell’avversario. Anche alla settima è l’inglese ad attaccare per primo, ma Jacopucci reagisce, piazza un destro ed alcuni uno-due. La ripresa è sua. Nell’ottava Jacopucci sembra più motivato, attacca e colpisce, poi è centrato da tre sinistri consecutivi di Sterling. Sinistro dell’italiano, Sterling lo sente e si piazza corde alle spalle, ma Jacopucci non ne approfitta. La ripresa è ancora pari. Alla nona c’é ancora uno scambio di colpi reciproco, Jacopucci poi si blocca e Sterling piazza numerosi colpi, aggiudicandosi la ripresa. Decima ripresa incerta, con Jacopucci che colpisce al viso senza forzare, poi se la aggiudica anche se prende qualche colpo di troppo. Nell’undicesima Angelo il ragioniere capisce che è ora di mettere fieno in cascina, e si fa più audace, rischia e piazza un buon destro. Dopo la reazione di Sterling, Jacopucci si fa ancora sentire violentemente. La ripresa è chiaramente sua. Nella dodicesima il match sembra infiammarsi, perché Sterling reagisce, ma Angelo colpisce di precisione. La ripresa è pari, mentre la tredicesima, ancora incandescente, è segnata da un sinistro potente e da un bel montante destro dell’italiano, che lo fa preferire. Ormai siamo quasi agli sgoccioli, con i tifosi tarquinesi che urlano a più non posso la loro passione verso Jacopucci, che sembra essere in migliori condizioni nella quattordicesima, che si aggiudica nonostante qualche scambio incerto e confuso. Nell’ultima ripresa Jacopucci attacca in modo convinto e parte della platea cerca di sostenerlo. Si becca un destro, poi piazza un buon sinistro e un paio di uno-due. Sterling si difende male. La ripresa è per l’italiano. Facendo i conti, cinque riprese sarebbero pari, ma nelle altre Jacopucci ha prevalso per almeno tre-quattro punti. I giudici infatti lo proclamano nuovo campione d’Europa, con un verdetto, piuttosto largo, di cinque punti di vantaggio.

 Andrea Bacci, "L'ultimo volo dell'Angelo biondo", Limina, 2006

Mentre   tutti i media  sportivi hanno coperto di lodi il coach di Tyson Furuy  Ben Davison  c'è un collega che lo critica. E' per tutti noto che Davison con pazienza abnegazione e affetto ha  riportato Tyson Fury fuori dall'abisso della tossicodipendenza e dalla alienazione  ,e ne ha fatto un atleta capace di pareggiare con il campione WBC  Deontay Wilder .

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Ma un suo collega   sicuramente più noto  dichiara  a Fox Sport che Ben avrebbe potuto fare meglio   nella sfolgorante notte di Los Angeles.  Il parere è quello del sette volte "Trainer of the Year"  Freddie Roach :

"Sono sempre stato  un allenatore offensivo, e  sono molto aggressivoancora . Con  questa mia  caratteristica  lavoro con i pugili di tutte le categorie. Sono stato un po 'deluso dal lavoro d'angolo perché Ben continuava a dire a  Tyson di fare finte,  e fare un passo indietro ,. Confesso di avergli detto  perché gli stai dicendo fare un passo indietro? Lascia che questo ragazzo combatta. Può sbarazzarsi di questo tizio quando vuole .- Ha detto Roach a Fox Sports.
. Dopo l'evento  non siamo tornati sull'argomento   ma avremo presto  un incontro. Penso che  Ben fosse molto determinato a 'non correre troppi rischi'. Furyha colpito Wilder  un paio di volte e sono rimasto male quando ho visto  che non ha insistito per  finirlo.

Ben ha dato la stessa identica istruzione al combattente  sia che sia un piuma che un massimo   e questo per me è incomprensibile . Comunque ha fatto un ottimo lavoro con il condizionamento, la perdita di peso e tutto il resto, per  il suo allievo   .  Io, Tyson e i suoi fratelli ne abbiamo parlato e ho detto "andiamo tutti a casa e godiamoci il Natale, ci incontreremo nel Regno Unito o in America l'uno con l'altro il prossimo anno- 

Una strana uscita quella di Roach! Non avrà progettato di prendere il posto di Davison?

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