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L’Aiba è sotto attacco e rischia la bancarotta.

Lo scrivono due autorevoli quotidiani, tra i pochi che ancora pratichino quel giornalismo investigativo che è alle radici della professione.

Sean Ingle del Guardian e Ken Belson del New York Times affermano che la chiave di tutto sono la mancata restituzione del prestito di dieci milioni di dollari alla società azera Beckons MMC con sede a Baku (4,5 di quei 10 milioni di dollari non sarebbero mai stati spesi e l’Aiba non sarebbe in grado di fornire spiegazioni su dove siano finiti, affermava il New York Times in un servizio dello scorso agosto) e dei venti milioni di dollari che dovrebbero tornare alla cinese Boxing Marketing Arm.

“Se onoreremo questi debiti saremo alla bancarotta” ha detto al Guardian un’autorevole fonte interna dell’Aiba.

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Recentemente si sono dimessi il tesoriere David Francis e il direttore delle finanze Rob Garea. È stato quest’ultimo a riferire nei giorni scorsi al giornale britannico che “Le spese annuali per l’ufficio del presidente Wu Ching-kuo a Taipei e per i suoi viaggi sono superiori a quanto noi diamo alle cinque confederazioni per promuovere lo sport”.

La Beckons MMC ha prestato dieci milioni di dollari all’Aiba nel 2011 con l’accordo di una restituzione entro il 2013. Non essendo stato onorato il prestito è scattata una mora di 500.000 dollari che negli anni è andata via via aumentando. La società azera sostiene che il contratto è stato inizialmente garantito personalmente dallo stesso presidente Wu. L’Aiba nega. A smentirla è intervenuto Ho Kim, vice presidente esonerato dallo stesso Wu.

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“Il presidente Wu è andato a Baku per la negoziazione finale sull’accordo di investimento. Dopo quella visita è stato firmato l’accordo con la società azera con sede in Svizzera. Successivamente l’Azerbaigian ha cambiato il contratto, investendo direttamente dal proprio Paese e noi abbiamo dovuto firmare un nuovo documento. Sì, il presidente è stato coinvolto in tutte le trattative” (intervista dello scorso novembre al Guardian).

In un articolo dello stesso periodo Owen Gibson scrive: I documenti che abbiamo visto, tra cui una lettera del dottor Wu al ministro azero per le situazioni di emergenza Kamaladdin Heydarov nell’agosto 2010, confermano come il presidente sia stato strettamente coinvolto nella negoziazione del prestito. Il dottor Wu in una lettera al ministro (che è anche a capo della Federazione Pugilistica azera) chiede a Heydarov di finalizzare il pagamento, non appena può”.

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Il New York Times, che afferma di avere visto recentemente i documenti finanziari dell’Aiba, scrive: “Nonostante in un solo mese dello scorso anno i conti avessero un saldo di 9,5 milioni di dollari, in cassa attualmente risultano meno di 7 milioni di dollari”.

Complesso anche il caso relativo alla BMA.

Wu Di, presidente della società, ha dichiarato sia al Guardian che al Times di avere investito venti milioni di dollari per lo sviluppo del pugilato nel continente americano. L’accordo in essere, secondo Wu Di non sarebbe stato rispettato e il recente contratto stilato dall’Aiba con la società AliSport lo avrebbe ulteriormente tradito.

La questione si va trascinando da anni, ora però sia la Beckons che la BMA hanno deciso di accelerare rivolgendosi direttamente al Tribunale svizzero con l’intenzione di fare onorare i prestiti in tempi brevi.

Terry Smith, rappresentante gallese nel Board dell’Aiba, ha chiesto in una lettera a Wu Ching-kuo chiarimenti sulla situazione finanziaria e amministrativa dell’Ente. A inizio luglio è stato esonerato dal Board. Smith si è rivolto al Tribunale svizzero che questa settimana lo ha reinsediato di autorità nel suo incarico.

Il mandato del presidente Aiba scade nel 2018.

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